ⓘ Giuseppe Dessì. Nasce a Cagliari in via Mazzini in una delle case, oggi demolite, che si trovavano sotto il bastione dello Sperone e trascorre ladolescenza a Vi ..

                                     

ⓘ Giuseppe Dessì

Nasce a Cagliari in via Mazzini in una delle case, oggi demolite, che si trovavano sotto il bastione dello Sperone e trascorre ladolescenza a Villacidro, di cui sono originari i suoi parenti. La lontananza le continue assenze, durante il periodo adolescenziale, del padre, ufficiale di carriera, costretto spesso a lunghi e continui spostamenti soprattutto durante la Guerra 15/18, incidono molto sul carattere già introverso e sensibile del giovane, che manifesta un profondo spirito di ribellione.

Dopo diverse bocciature durante il ginnasio, lascia gli studi regolari. La scoperta, oltre un muro della casa del nonno, di una biblioteca, "la biblioteca murata", lo introdurrà alla lettura di testi filosofici e scientifici. Convinto da queste precoci letture, Leibniz e Spinoza in particolare, che luomo sia privo di libero arbitrio, matura pensieri di suicidio. Laffetto del padre, ritornato nel frattempo al paese, e la lettura dellOrlando Furioso gli fanno ritrovare un equilibrio stabile e il desiderio di concludere gli studi. Decide di studiare latino e greco privatamente a Villacidro, con Don Luigi Frau, per sostenere gli esami di licenza ginnasiale, poi si trasferisce a Cagliari per completare la sua preparazione ginnasiale.

Nel 1929 siscrive al liceo Dettori di Cagliari con un iniziale disagio dato dalletà avanzata rispetto ai suoi compagni di classe; conosce però un professore, Delio Cantimori, insegnante di filosofia, che lo sostiene e lo incoraggia a continuare gli studi. Concluso il liceo nel frattempo gli muore dopo una lunga agonia la madre, su consiglio del professore Cantimori, tenta di entrare nella classe di lettere della prestigiosa Scuola Normale di Pisa, ma non è ammesso, pertanto si iscrive alla Statale di Pisa, rimanendo in stretto contatto con alcuni Normalisti.

Segue i corsi di Attilio Momigliano e Luigi Russo, con i compagni di studio Claudio Varese, Carlo Lodovico Ragghianti, Claudio Baglietto, Aldo Capitini, Enrico Alpino e Carlo Cordiè, con i quali instaura rapporti importanti per la sua formazione culturale. Dopo la laurea, per un certo periodo continua a frequentare il gruppo raccolto attorno alla rivista Letteratura, poi inizia ad insegnare in varie città italiane, tra le quali Ferrara e Bassano del Grappa; nel 1941 viene nominato, per meriti culturali, dal ministro Bottai, provveditore agli Studi di Sassari. Dopo essere stato provveditore anche in altre sedi, tra cui Ravenna e Grosseto, viene comandato a Roma presso lAccademia dei Lincei.

Inizia a scrivere i suoi primi racconti, nei quali è protagonista come in tutta la sua narrativa la sua Sardegna, tra i quali si nota La città rotonda 1930, inserito in seguito nel suo primo libro di racconti La sposa in città 1939.

Nel 1939 pubblica anche il romanzo San Silvano seguito dal romanzo Michele Boschino 1942. Dopo aver pubblicato una raccolta di Racconti vecchi e nuovi 1945, tra i lavori successivi ci sono Lisola dellangelo 1949 seguito da La frana 1950, e nel 1955 il romanzo I passeri, seguito da Paese dombre vincitore nel 1972 del Premio Strega. Nelle sue opere descrive la Sardegna, antica, mitica e apparentemente immutabile, della sua infanzia contaminata dal continente ", visto come un mondo violento e senza valori.

Il romanzo Il disertore, ambientato durante la prima guerra mondiale, e giudicato uno dei migliori racconti della produzione italiana di quel periodo, si aggiudica nel 1962 il Premio Bagutta.

Si diletta anche in pittura, nel 1958 espone presso la galleria "Il Cenacolo" di Roma, con lartista Maria Lai una serie di dipinti, sarà la prima di diverse collaborazioni e linizio di una lunga amicizia con lartista di Ulassai.

Ha prodotto anche diverse opere teatrali teatrali, sviluppate dai suoi racconti: il suo primo dramma, La giustizia fu diffuso dalla BBC inglese e poi dalla RAI, prima di essere incluso nei Racconti drammatici. Il dramma La Trincea, che rievocava un episodio della prima guerra mondiale di cui fu protagonista il padre dello scrittore, allora ufficiale della Brigata Sassari, fu messo in onda da Rai 2 il 4 novembre 1961, giorno dellinaugurazione del canale. Ha scritto anche lopera teatrale Eleonora dArborea, dedicato alla giudichessa sarda che nel Trecento animò la resistenza dellisola contro gli Aragonesi.

Dopo la sua morte avvenuta a Roma il 6 luglio del 1977, in suo ricordo è stato istituito, nel 1986 a Villacidro, il Premio Letterario Giuseppe Dessì ed è stata costituita una Fondazione i cui soci fondatori sono la Regione Autonoma della Sardegna e il comune di Villacidro. Il premio si articola nelle sezioni Narrativa, Poesia e Premio Speciale della Giuria e viene assegnato ad autori di narrativa e di poesia in lingua italiana.

Sin da adolescente Dessì confessa la sua profonda ammirazione per Emilio Lussu e verso quellidea liberalsocialista a cui sarà legato per tutta la sua vita. A Pisa, a contatto con molti "normalisti", Dessì si trova immerso in un ambiente culturale che lentamente sta passando dal "non fascismo" allantifascismo vero e proprio. Nel 1944 esce a Sassari, diretto da Francesco Spanu Satta, un settimanale politico, letterario e dinformazione ", intitolato "Riscossa", al quale Dessì collabora attivamente. Del gruppo dei collaboratori facevano parte ancora Emilio Lussu, Antonio Borio, Salvatore Cottoni, Franco Fulgheri, Giovanni Floris, Francesco Masala, Fiorenzo Serra, Nino Giagu, Vico Mossa, Giovanni Maria Cherchi, Antonio Santoni Rugiu, Angelo Mannoni, Giovanni Lilliu, Luca Pinna, Gavino Musio, Augusto Maddaleni, Salvatore Mannuzzu, Teresa Crobu, tutti sardi, e Lorenzo Giusso, Aurelio Roncaglia, Lanfranco Caretti, Giorgio Bassani, Franco Matacotta, Antonio Delfini e Joyce Lussu.

In seguito, alla caduta del fascismo partecipa, insieme ad Antonio Borio, alla fondazione della prima sezione sassarese del ricostituito Partito socialista italiano. Nel 1960 accetta di essere presentato, come indipendente, nella lista del PCI per il Consiglio comunale di Grosseto. Eletto, partecipa alla vita politica di quel comune come consigliere dal 1960 al 1964.

Nel 1974 decide di iscriversi per la prima volta al PCI, nonostante non sia mai stato in sintonia con una certa ortodossia marxista-leninista allora dominante. Pur non essendo sempre stato attivamente impegnato in politica, Dessì non mancherà mai di diffondere il suo pensiero politico-sociale in qualche modo pacifista e, secondo alcuni, antimilitarista - che egli sperimenta come migliore dimostrazione della problematicità se non talvolta impossibilità gnoseologica, spesso sconfinante nellincomunicabilità - nel rinnovato rapporto fra soggetto e oggetto, fra individuo e realtà, nel rapporto tra tempo fisico e tempo interiore, nellanalisi dellinconscio e subconscio, nella riduzione fenomenologica attuata attraverso la coscienza dei personaggi. Grande è il significato che, nella generale poetica dello scrittore, assume la temporalità intesa bergsonianamente come durata soggettiva, misura del vissuto e del percorso esperienziale dellio, come rapporto imperfetto e non speculare tra tempo interiore e tempo fisico. Il flusso memoriale, se non proprio coscienziale, diventa in Dessì scandaglio conoscitivo di universi ontologici, ricerca problematica di storie parallele, verticali e concentriche, verso verità spesso rinviate e rimandate allinfinito. Il tutto con un uso sapiente delle tecniche della variazione, del rallentamento e della sospensione ellittica, della ripresa e del disvelamento. La memoria, dunque, diventa la costante, il vero tòpos semantico. La significativa compresenza di differenti tipologie narrative e formali, di molteplici moduli della rappresentazione e di strutture superficiali di genere e la non trascurabile valenza speculativa e filosofica - soprattutto per la proposta metodologica e per la mai risolta tensione gnoseologica - fanno di Michele Boschino una sorta di laboratorio sperimentale che rende Dessì autore moderno e di respiro europeo. La Sardegna, terra di permanenza e non di viaggio, è loggetto della sua scrittura e della sua speculazione. Essa diviene il suo correlativo oggettivo, lequivalente emotivo del pensiero, di uno stato danimo, di una condizione esistenziale; essa diviene, come per molti artisti sardi, il suo universale concreto".

                                     

1. Scelte linguistiche

Giuseppe Dessì, pur essendo uno dei più importanti scrittori sardi che raccontano la storia le tradizioni dellisola, scrive le sue opere in un italiano colto, frutto dei suoi studi al Liceo Dettori di Cagliari prima e successivamente alla Facoltà di Lettere di Pisa, nel quale, tuttavia, inserisce parole e modi di dire in lingua sarda. Fra queste:

  • PRINZIPALES = ".il prete si era trovato schierato con i più ricchi, coi prinzipales."
  • GIAI = ".fidati"
  • BAU DE SA MADIXEDDA = in "Paese dOmbre", Dessì ci spiega che il punto in cui il rio Fluminera si allarga ed e più profondo viene chiamato ".BAU DE SA MADIXEDDA, guado della cutrettola, benché quando è in piena nemmeno un branco di tori riuscirebbe a guadarlo."
  • MASSAIUS = ".Ognuno dei prinzipales. disponeva di un certo numero di voti dei massaius, cioè dei piccoli proprietari, padroni di pochi starelli di terreno, di qualche giogo di buoi, o di un branco di pecore."
  • ZIPULAS = dolce di Carnevale.
  • MIGIURATO o GIODDU = ".una specie di yogurt molto in uso in parte dIspi"
  • FILU E FERRU = ".fortissima acquavite. che si usava per disinfettare le ferite, per prevenire la malaria e specialmente le infreddature e vi si inzuppavano i succhiotti dei lattanti, che smettevano di piangere e dormivano profondamente per ore, nelle loro culle"
  • PICCIOCUS DE CROBI = ".furono circondati da un nugolo di picciocus de crobi, i piccoli facchini cagliaritani, scalzi, vestiti di stracci e vispi come passeri, con le loro gialle corbule di giunco, sempre pronti a trasportare qualsiasi merce per pochi centesimi."
  • MAMMAI = richiamo affettuoso
  • MAIOLU = ". aveva sposato un plebeo paesano che si era fatto da sé, e che, per mantenersi agli studi era stato persino maiolu, cioè servetto, in casa di un nobile cagliaritano, secondo lantica tradizione spagnuola."
  • A SINFERRIU e LAMPU = imprecazioni.
                                     

2.1. Opere principali Narrativa

  • Diari 1926/1931, Roma, Jouvence, 1993;
  • La ballerina di carta, Bologna, Cappelli, 1957;
  • Isola dellAngelo e altri racconti, Roma-Caltanìssetta, Sciascia, 1957;
  • Racconti vecchi e nuovi, Roma, Einaudi, 1945;
  • Lei era lacqua, Milano, Mondadori, 1966;
  • La sposa in città, Modena, Guanda, 1939;
  • La scelta, Milano, Mondadori, 1978;
  • Storia del principe Lui, Milano, Mondadori, 1949;
  • Paese dombre, Milano, Mondadori, 1972;
  • Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo, Venezia, Sodalizio del libro, 1959; poi Mondadori, 1973;
  • Il disertore, Milano, Mondadori, 1961;
  • I passeri, Pisa, Mondadori, 1955;
  • Racconti drammatici, Milano, Feltrinelli 1959;
  • Come un tiepido vento, Palermo, Sellerio, 1989;
  • Diari 1952/1963, Firenze, FUP, 2011;
  • San Silvano, Firenze, Le Monnier, 1939;
  • Diari 1931/1948, Roma, Jouvence, 1998;
  • Diari 1964/1977, Firenze, FUP, 2011.
  • Michele Boschino, Milano, Mondadori, 1942;
  • Diari 1949/1951, Firenze, FUP, 2009;
                                     

2.2. Opere principali Saggistica

  • Scoperta della Sardegna, Milano, 1965;
  • Narratori di Sardegna, in collaborazione con N.Tanda, Milano, 1965.
  • Sardegna, una civiltà di pietra, in collaborazione con F. Pinna e A. Pigliaru, Roma, 1961;