ⓘ Lempio punito è unopera di Alessandro Melani su libretto di Giovanni Filippo Apolloni, basata sulladattamento di Filippo Acciaiuoli della commedia spagnola Ling ..

                                     

ⓘ Lempio punito

Lempio punito è unopera di Alessandro Melani su libretto di Giovanni Filippo Apolloni, basata sulladattamento di Filippo Acciaiuoli della commedia spagnola Lingannatore di Siviglia e il convitato di pietra di Tirso de Molina. È nota per essere la prima trasposizione operistica del soggetto teatrale del Don Giovanni.

                                     

1. Prima rappresentazione

Lopera fu rappresentata per la prima volta il 17 febbraio 1669 a Roma, in un teatro allestito nel palazzo del contestabile Lorenzo Onofrio Colonna nel rione di Borgo, alla presenza di gran parte dellaristocrazia romana, della regina Cristina di Svezia e di numerosi cardinali e prelati. Del cast della prima dovettero far parte i cantanti Giuseppe Fede soprano e Francesco Verdone basso, che avevano ottenuto licenza dalla cappella pontificia per questoccasione.

Lopera, commissionata da un gruppo di nobili romani, fu allestita con una ricca scenografia, che prevedeva dodici mutamenti di scena, alcune macchine, e tre balletti, come pure limpiego di sontuosi abiti di scena. Sebbene lapparato scenico e i cantanti avessero riscosso notevole successo, qualche riserva, a quanto pare, fu espressa da alcuni spettatori, fra cui Cristina di Svezia, che giudicarono lopera "un tantino longhetta con un poco di melanconia".

                                     

2. Rappresentazioni contemporanee

Le prime riprese in tempi moderni dellopera risalgono allinizio degli anni 2000: a Lipsia nel maggio 2003 e a Montpellier nel luglio 2004 in forma di concerto, diretta da Christophe Rousset. Nel febbraio 2015 fu eseguita una selezione di arie dallopera in forma semiscenica nella sala "Titta Ruffo" del Teatro Verdi, con la direzione di Carlo Ipata. Nel settembre del 2019 lopera è andata in scena a Roma al Teatro di Villa Torlonia e poi al Teatro Flavio Vespasiano di Rieti diretta da Alessandro Quarta, con la vocalità del protagonista adattata per baritono; successivamente, ad ottobre è tornata a Pisa, nella sala grande del Teatro Verdi, in unedizione pressoché integrale, sempre con la direzione di Carlo Ipata, e il controtenore Raffaele Pe nel ruolo del titolo, affiancato da Roberta Invernizzi nel ruolo di Ipomene. Unulteriore produzione verrà rappresentata nelledizione 2020 del festival delle Settimane della Musica Antica di Innsbruck.

                                     

3.1. Trama Atto 1

Dopo essere scampato a un naufragio, Acrimante, cugino del re di Corinto, trova rifugio con il servo Bibi presso la corte di Atrace, re di Macedonia. Qui si innamora di Ipomene, sorella del re, amante corrisposta di Cloridoro; Bibi, dal canto suo, si innamora di Delfa, nutrice di Ipomene. Presso la corte è ospite anche Atamira, un tempo amante di Acrimante e poi abbandonata: la donna tuttavia è ancora innamorata delluomo, benché infedele, e respinge gli approcci di Atrace, a sua volta innamorato di lei.

Acrimante ordina a Bibi di trovare una maniera di possedere Ipomene: il servo combina con Delfa un incontro tra i due negli appartamenti del padrone, adducendo come scusa il voler fare da paciere tra Ipomene e Cloridoro, di cui Acrimante si vanta amico. Nel frattempo, i due servi si danno appuntamento quella stessa notte al balcone di Ipomene, e Bibi, per non essere riconosciuto, chiede ad Acrimante di prestargli il suo mantello.

                                     

3.2. Trama Atto 2

Lincontro tra Bibi e Delfa viene spiato e scoperto da Atrace e Cloridoro, che lo scambiano per Acrimante: Cloridoro si dispera, credendolo un amante con cui Ipomene lo tradisce, mentre Atrace, convinto che Acrimante stesse cercando di vedere Atamira alloggiata anche lei negli appartamenti di Ipomene, decide di vendicarsi del rivale.

Mentre Ipomene e Cloridoro litigano per lequivoco in cui sono caduti loro malgrado, Atrace ordine che Acrimante sia condannato a morte: Atamira, per salvargli la vita, chiede di farsi giustizia da sola per gli innumerevoli torti subiti proponendo di avvelenarlo, ma il filtro che fa bere allamato è in realtà un potente narcotico che simula la morte. Nel suo sonno, Acrimante crede di finire nellAde e di venir corteggiato dalla stessa Proserpina.

                                     

3.3. Trama Atto 3

Vegliato da Bibi e Atamira, Acrimante finalmente si risveglia: nonostante il suo debito di gratitudine verso la donna, respinge ancora Atamira con crudeltà. Decide quindi, approfittando del fatto che sia ancora creduto morto, di andare di persona negli appartamenti di Ipomene per possederla: in quella stessa notte, tuttavia, Ipomene attende Cloridoro per riappacificarsi, e Atrace vuole andare a visitare Atamira per corteggiarla di nuovo. Le grida disperate di Ipomene, aggredita da Acrimante, turbano la quiete notturna: Atrace, volendo allontanare lennesimo rivale, spara un colpo, e si convince di aver ucciso laggressore. Nel frattempo, Acrimante sfida a duello Tidemo, tutore di Ipomene, richiamato dalle grida della donna, e lo uccide.

Il giorno dopo, Atrace, già sconvolto per la scoperta del cadavere di Tidemo che crede di aver ucciso lui stesso, riceve Telefo, ambasciatore del re di Corinto: se non convolerà a nozze con Atamira, creduta prigioniera dei macedoni, lesercito corinzio muoverà guerra contro Pella. Atrace vuole costringere la donna a sposarlo, pena la morte, ma Atamira rifiuta, sentendosi ancora legata ad Acrimante.

Nel frattempo, Acrimante e Bibi si sono allontanati dalla corte, e capitano nei pressi della villa di Tidemo, nel cui giardino è già stata innalzata una statua di marmo in suo onore. Acrimante lo deride anche da morto, e ai suoi scherzi blasfemi la statua prende vide e gli risponde. Acrimante, per nulla impressionato, e Bibi, spaventato a morte, assistono al banchetto infernale preparato dalle statue del giardino che si muovono per un prodigio divino: di fronte allempietà di Acrimante, la statua vola al cielo mentre luomo sprofonda allinferno, dove trova Caronte già pronto ad aspettarlo.

Bibi, sconvolto, narra la fine del suo padrone: Cloridoro e Ipomene, liberi da ogni sospetti, possono convolare a nozze, così come Atamira con Atrace, che si trova scagionato dai suoi sospetti di aver ucciso Tidemo, e lo stesso Bibi con Delfa. Lopera si conclude con un coro moraleggiante sulla giusta punizione divina che spetta a chi pecca di empietà.