ⓘ Emidio Macerata

                                     

ⓘ Emidio Macerata

Di famiglia molto modesta – il padre Pio era calzolaio e la madre orlatrice – Macerata abbandona la scuola dopo due anni e inizia a lavorare, ancora bambino, presso una famiglia di artigiani; a 13 anni diventa montatore di calzature per bambini in un laboratorio, a 16 trova impiego come tranciatore nel primo calzaturificio sorto nel comune di nascita e a 18 anni è assunto come operaio sformatore. Congedato nel 1938 dopo il servizio militare svolto a Pola, lavora per un anno in qualità di operaio addetto alla ripulitura e fresatura delle calzature, ma è richiamato sotto le armi nel 1939: combatte in Jugoslavia e dopo l8 settembre è detenuto in Germania per due anni. Tornato a SantElpidio a Mare nel 1945, riesce a convincere i fratelli Domenico 1906-1991, Vittorio 1912-1992 ed Egidio 1914-1983, anchessi operai calzaturieri, a formare una società per produrre scarpe da bambino e a tentare lavventura industriale.

La storia di Macerata esemplifica un percorso comune a numerosi venditori ambulanti e operai calzaturieri dellarea che, dopo la seconda guerra mondiale, aprono piccoli laboratori dal nulla, da soli o più spesso associandosi, e procedendo per successivi ingrandimenti dellattività giungono a dotarsi dellattrezzatura occorrente alla lavorazione, fino ad arrivare alla costruzione di moderne fabbriche. Lascesa del distretto calzaturiero locale, trainata dal progressivo aumento della domanda, si basa in questo periodo sul lavoro dei familiari e degli operai provenienti dalla campagna ed è favorita dalle economie esterne offerte dal sistema locale, dallassenza di controlli sul rispetto delle norme fiscali e lavoristiche e dalle provvidenze a favore dellartigianato, delle piccole imprese o delle aree depresse. Fra il 1945 e il 1950, e ancor più in seguito, nei comuni del distretto sono numerosissime le nuove ditte calzaturiere iscritte ai registri delle Camere di commercio di Ascoli Piceno e Macerata: il pullulare di nuovi laboratori, di fabbriche e di aziende terziste, monofase e produttrici di parti, di attività sussidiarie e servizi provocano un rapido decollo dellindustria nelle cittadine di antica tradizione calzaturiera e lallargamento progressivo dellarea produttiva regionale. Il distretto arriverà così a occupare, nel 1981, il 26% degli addetti allindustria nelle Marche, con circa 40.000 occupati, e, nel 1971, è già la principale area di produzione calzaturiera in Italia.

Macerata assume nel 1946 il modellista Alessio Marozzi, il quale si impegna nel disegno di calzature per bambini e suggerisce il nome della figlia, Mirella, come marchio del calzaturificio. In un paio di stanze prese in affitto nel centro storico i quattro fratelli Macerata cominciano a confezionare a mano calzature per bambino ma, non avendo macchinario, ricorrono, per il finissaggio e la cucitura del fondo, al lavoro di ditte terziste di Casette dEte e di Porto SantElpidio, mentre lorlatura delle tomaie viene effettuata, a domicilio, dalle donne della famiglia. Macerata risulta iscritto, fra il 1945 e il 1948, al Registro ditte della Camera di commercio di Ascoli Piceno come ambulante di calzature: in questa fase si occupa degli acquisti, della vendita ai grossisti e ai dettaglianti e dello smercio nei mercati settimanali; a lui era affidata inoltre la direzione dellimpresa familiare, mentre il fratelli si occupavano del processo produttivo, dal reparto montaggio allorlatura e alla rifinitura. I figli dei titolari vengono infine avviati al lavoro nella ditta di famiglia ancora adolescenti, per svolgere lapprendistato durante la formazione scolastica.

Allinizio degli anni cinquanta la società F.lli Macerata fu Pio dispone di un edificio laboratorio moderno, in continuo ampliamento: nel calzaturificio lavorano 14 persone, oltre alle operaie del reparto di orlatura.

Sono anni di crescita vivace della domanda e, per soddisfare la richiesta di calzature più economiche proveniente anche da grandi magazzini, viene creato il marchio Lion. Fra il 1958 e il 1960, con circa 30 operai, lazienda produce fino a 300-400 paia di scarpe al giorno. La commercializzazione è affidata a rappresentanti, inizialmente per lEmilia-Romagna, il Lazio, Napoli e il Piemonte. La sede produttiva si rivela presto inadeguata e nel 1960 Macerata dà inizio alla costruzione di un moderno stabilimento alla periferia del paese, con accorpata una palazzina per gli uffici dellazienda e gli appartamenti dei proprietari. La fabbrica, in funzione dal 1962, è limpianto industriale più grande di SantElpidio a Mare, data la prevalenza nellarea calzaturiera di aziende di piccolissima dimensione.

Fino al 1973 le vendite segnano una crescita sul mercato interno e, soprattutto, allestero, in Belgio e Germania. Le calzature per bambini Mirella sono esposte nelle principali mostre nazionali e internazionali e pubblicizzate tramite inserzioni sulla stampa, al cinema e alla televisione. Nelle due fabbriche di Macerata il laboratorio cittadino è dedicato alla produzione a marchio Lion e lo stabilimento alla produzione delle calzature Mirella lavorano oltre 200 persone, comprendendo in questo numero anche le orlatrici a domicilio, reclutate nellarea del distretto.

Nel decennio 1970 i figli dei fondatori assumono responsabilità crescenti nellimpresa e orientano la produzione sui mutamenti della domanda. Dal 1978 viene lanciata una nuova calzatura sportiva con tomaia in pelle e fondo in caucciù: la Stratos, sostenuta da unimponente campagna di marketing, ottiene un notevole successo di vendite, imponendo la creazione di un nuovo reparto e il potenziamento della rete commerciale.

Le calzature Lion, - che puntano a un segmento di mercato di bassa qualità - registrano invece una flessione di vendite e la famiglia dei proprietari prospetta la chiusura della vecchia fabbrica; Macerata si impegna invece dal 1977 in prima persona nella riorganizzazione della produzione, riscattando le quote dei fratelli e ribattezzando lazienda – trasformata in società per azioni - con il nome di Mirella Condor; la ristrutturazione consente allimprenditore di portare la produzione da 200 a 1000 paia di scarpe al giorno, ma la situazione crea frizioni allinterno della famiglia; la linea di produzione di bassa qualità registra infine una progressiva crisi nel decennio seguente. Allinizio degli anni ottanta esce di scena la prima generazione di imprenditori e nel 1988 viene costituita una nuova società, la Mirella srl, la cui gestione è affidata agli esponenti della nuova generazione. Macerata muore a SantElpidio a Mare nel 1996.

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