ⓘ Obiettivo fotografico. Obiettivo è un termine generico che descrive un dispositivo ottico in grado di raccogliere e riprodurre unimmagine. È presente in molte a ..

                                     

ⓘ Obiettivo fotografico

Obiettivo è un termine generico che descrive un dispositivo ottico in grado di raccogliere e riprodurre unimmagine. È presente in molte apparecchiature ottiche: macchine fotografiche, binocoli, cannocchiali, telescopi, microscopi e altro. Può essere composto da una o più lenti e/o da catadiottri come sistemi di specchi concavi e convessi, spesso abbinati anchessi a diottri. In molti casi anche il cristallino dellocchio è parte del sistema ottico dove il piano focale è rappresentato dalla retina.

                                     

1. Schemi ottici

Il caso più semplice di obiettivo è costituito da un piccolo foro detto anche foro stenopeico che consente il passaggio della luce a formare unimmagine allinterno di una camera oscura. Rispetto al foro stenopeico, gli obiettivi a lenti permettono di concentrare la luce sul piano focale e sono progettati per diminuire le aberrazioni ottiche.

A migliorare ulteriormente la qualità degli obiettivi contribuisce lo sviluppo dei vetri ottici utilizzati, in particolare i vetri ad alto e altissimo indice di rifrazione sino a valori che superano 1.9 e di particolari trattamenti antiriflesso che hanno lo scopo di diminuire la quantità di luce riflessa dalla lente e di aumentare quella rifratta. In un primo momento vennero introdotti i trattamenti antiriflesso semplici single-coated e in seguito vennero utilizzati i trattamenti antiriflesso multipli multi-coated. Guardando dentro un obiettivo se questo è privo di trattamento si vedranno dei riflessi bianchi, se ha trattamento singolo dei riflessi blu-ambra, se ha trattamento multiplo dei riflessi blu-magenta. Tutti gli obiettivi oggi in produzione hanno trattamento multiplo.

Gli obiettivi moderni adottano anche lenti cosiddette asferiche, la cui curvatura non è una porzione di sfera. Lutilizzo di lenti asferiche aiuta a contenere difetti come laberrazione sferica.

                                     

2.1. Caratteristiche degli obiettivi Lunghezza focale

Considerando gli obiettivi come una semplice lente, la distanza focale di questi è la misura espressa in millimetri che separa la lente dal piano focale o distanza della lente dallelemento fotosensibile. Essendo gli obiettivi composti da più gruppi di lenti, tale distanza non si misura da una lente in particolare allinterno degli stessi ma dal centro ottico dellobiettivo che viene definito "punto nodale posteriore" e in genere si trova in prossimità del diaframma. In sostanza la distanza focale indica la distanza fra il punto nodale posteriore di un obiettivo e il piano su cui i soggetti allinfinito sono messi a fuoco.

Non è vero che al variare della focale corrisponde una diversa prospettiva. Per le regole di geometria la prospettiva non cambia se il punto di vista e loggetto ripreso rimangono fissi, varia solamente se ci spostiamo dal punto di ripresa. Il variare della focale è una conseguenza del cambiamento di prospettiva, non la causa. Se ci spostiamo da un punto di ripresa arretrando, cambiamo la prospettiva le dimensioni delloggetto che risulterà più piccolo allinterno del fotogramma, di conseguenza cambieremo anche la focale per ingrandire loggetto.

La lunghezza focale degli obiettivi è quel fattore che determina langolo di campo della ripresa ma ciò dipende anche dalle dimensioni del supporto. Due obiettivi di focale uguale variano langolo di campo ripreso in base alle dimensioni della superficie sensibile al quale sono destinati.

Viene definito obiettivo" Normale”, un obiettivo che ha come lunghezza focale la lunghezza approssimativa della diagonale del supporto fotosensibile usato. Per le fotocamere 35 mm con pellicola da 24x36 mm, lobiettivo "Normale" è il 50mm la diagonale è pari a circa 43mm. Prendendo come punto di riferimento la focale 50 mm normale, gli obiettivi si differenziano fra grandangolari focale minore e teleobiettivi focale maggiore.

                                     

2.2. Caratteristiche degli obiettivi Apertura o luminosità

Lapertura massima di un obiettivo fotografico è uguale alla lunghezza focale diviso il diametro massimo del diaframma dellobiettivo, ovvero il rapporto focale massimo possibile per un determinato tipo di obiettivo. Negli obiettivi fotografici si indica lapertura massima del diaframma con il denominatore della frazione, per cui più basso è il numero che indica lapertura massima, più luminoso sarà lobiettivo. Unapertura elevata numero del diaframma piccolo, es. f/1.4 permette di far passare più luce ed impressionare la pellicola in minor tempo. In genere le aperture maggiori si hanno per gli obiettivi normali a focale fissa, che possono arrivare ad aperture anche inferiori ad 1.4. Aperture massime minori si trovano negli obiettivi a focale variabile o zoom.

La quantità di luce che attraversa le lenti è regolata da un dispositivo chiamato diaframma, situato di solito in corrispondenza del centro ottico dellobiettivo. La sua dimensione determina, oltre alla quantità di luce, anche la profondità di campo e di conseguenza quella di fuoco, la forma influisce, anche se lievemente, sulla forma dello sfocato. Il valore di diaframma indicato sullobiettivo è la massima apertura ottenibile, altre aperture sono possibili chiudendo il diaframma. Negli obiettivi a focale fissa viene specificato un solo valore di apertura, ad esempio f/2.8. Sugli obiettivi zoom possono comparire due valori, il primo per la focale minore, il secondo per quella maggiore. Ad esempio, per uno zoom 35–135 mm f/3.5-4, il valore f/3.5 è ottenibile a 35 mm e si riduce a f/4 alla focale di 135 mm.



                                     

2.3. Caratteristiche degli obiettivi Angolo di campo

Limmagine formata dallobiettivo su una superficie posta in corrispondenza del piano focale è di forma circolare ed è chiamata circolo di illuminazione, cerchio dimmagine o cerchio di copertura ; al suo interno vi è un altro circolo detto di buona definizione, dove limmagine può essere interpretata correttamente.

Allinterno del circolo di buona definizione viene posto il materiale atto a raccogliere limmagine. Questo materiale, generalmente di forma quadrangolare, può essere un vetro smerigliato, una pellicola o lastra fotografica, nonché un sensore elettronico. Ha una certa dimensione e langolo di campo viene misurato considerando la sua diagonale con la focalizzazione posta allinfinito. È langolo misurato al vertice di un triangolo isoscele posto sullasse dal piano focale dellobiettivo con alla base la dimensione dellimmagine formata sulla diagonale del materiale sensibile. Varia quindi in funzione del formato del materiale sensibile e della lunghezza focale, è più ampio quando questa è corta e viceversa. Da notare che se ci si sposta dallinfinito, distanziando lobiettivo dal piano focale, langolo di campo diminuisce.

                                     

2.4. Caratteristiche degli obiettivi Messa a fuoco

Per poter visualizzare nitidamente limmagine si opera sulla messa a fuoco che consiste nel posizionare lobiettivo a distanza opportuna tra il piano focale e loggetto fotografato. In alcuni obiettivi non vi è nessuna modifica alla propria lunghezza perché loperazione è fatta con lo spostamento di uno o più gruppi ottici interni allobiettivo stesso. Alcuni obiettivi macro, capaci di mettere a fuoco a distanze molto ridotte, utilizzano più gruppi interni indipendenti per garantire la massima definizione anche a distanze ridotte e sulle parti più esterne del fotogramma. Loperazione è svolta agendo su unapposita ghiera posta sul barilotto dellobiettivo. La messa a fuoco può essere di tipo manuale o automatico, utilizzando un motore posto allinterno della fotocamera o dellobiettivo stesso. I moderni obiettivi motorizzati offrono una modalità ibrida: quando lavorano in autofocus è sufficiente impugnare la ghiera di messa a fuoco per passare in modalità manuale, consentendo di imbastire la messa a fuoco in automatico e di rifinire poi in manuale nel caso fosse necessario, senza dover attivare il selettore di modalità.

                                     

3.1. Tipi di obiettivo A lenti

Sono formati da più di una lente perché solo così si riescono a correggere, parzialmente, le aberrazioni ottiche. Nei telescopi si usano più lenti per correggere laberrazione cromatica e sono detti apocromatici. Le lenti sono costruite con diversi tipi di vetro caratterizzati dal loro indice di rifrazione e dalla curvatura che può essere sferica o asferica. La curvatura delle superfici ne caratterizza la lunghezza focale che sarà positiva nel caso di convergenza e negativa nel caso di divergenza. Luso di lenti diverse per tipo e lunghezza focale, positiva o negativa, permette le varie correzioni ne definisce la lunghezza focale generale sempre positiva.



                                     

3.2. Tipi di obiettivo A specchi e misti

Sono detti catadiottrici, basati su catadiottri, in genere uno specchio principale concavo ed uno secondario convesso, quindi di costruzione simile al telescopio riflettore a schema Cassegrain. Rispetto ai teleobiettivi diottrici hanno il vantaggio di un piccolo ingombro e di un basso peso e di una completa riduzione di alcune aberrazioni come quelle cromatiche gli specchi sono immuni dalle aberrazioni policromatiche e per questo diffusi come telescopi nelluso astronomico. Oltre ai due specchi, in genere sono costruiti impiegando delle lenti a bassa curvatura per la correzione delle aberrazioni sferiche e come sostegno dello specchio secondario, costituendo così dei sistemi misti. A causa delle aberrazioni monocromatiche extra-assiali sono costruiti solo con lunghezze focali da 350 mm in su. La sua conformazione ottica non prevede il diaframma e la forma dello sfocato è un anello invece di un cerchio. Nelle focali più basse sono meno luminosi rispetto agli obiettivi a lenti e limmagine è in genere meno nitida ai bordi del fotogramma rispetto al centro, mentre nelle lunghissime focali 2000 mm di focale per il formato 35 millimetri o 135 sono gli unici sistemi praticamente utilizzabili in situazioni di mobilità.



                                     

3.3. Tipi di obiettivo Foro stenopeico

È un piccolo foro praticato in una lamina sottile di materiale opaco. Indicativamente il diametro del foro è di un terzo di millimetro. Conosciuto fin dai tempi più antichi applicato alla camera obscura della quale è notevole la descrizione che ne fece Leonardo da Vinci nel Codice atlantico camera oscura leonardiana. La luminosità è molto bassa ed è quindi impiegabile solo con oggetti statici e molto luminosi. È esente da quasi tutte le aberrazioni degli altri obiettivi e possiede una profondità di campo praticamente illimitata. La nitidezza molto bassa migliora diminuendo il diametro del foro, aumentando però la diffrazione che provoca degli aloni ai bordi.

                                     

4. Aggiuntivi ottici

Sono dei complementi ottici da montarsi anteriormente o posteriormente agli obiettivi per cambiarne la lunghezza focale a discapito, però, di altre caratteristiche.

Tubi di prolunga Sono dei cilindri senza lenti da montare tra la fotocamera e lobiettivo consentendo un accorciamento della minima distanza di messa a fuoco. Utili in macrofotografia, sono disponibili in diverse altezze, lunico difetto è il comportare una perdita di luminosità proporzionale alla dimensione del tubo. Lenti addizionali Vengono montate anteriormente allottica per fare in modo che la focalizzazione delloggetto avvenga a distanza ravvicinata o aumentata ed avere un rapporto di riproduzione almeno di uno a uno. Nel caso di diminuzione della lunghezza focale dellobbiettivo su cui sono montati sono dei sistemi ottici convergenti possibilmente acromatici, mentre nel caso opposto si utilizzano lenti divergenti, in questultimo caso la distanza col piano di messa a fuoco rimane invariata per cui non è più possibile la focalizzazione allinfinito ma solo a distanze molto ravvicinate. La luminosità dellobiettivo originale non cambia in maniera percettibile, si misurano in diottrie ed esistono modelli da +1, +2, +3 con potere di ingrandimento crescente. Tali sistemi possono adattarsi allobbiettivo in modo differenti, possono avvitarsi o nel caso di sistemi economici, come nella maggior parte dei sistemi degli smartphone, si utilizza un sistema a clip. Moltiplicatori di focale Sono dei sistemi ottici divergenti montati posteriormente allobiettivo e servono ad allungare la lunghezza focale. La distanza di messa a fuoco non cambia, ma diminuisce la luminosità originale in funzione del fattore di moltiplicazione. Lingrandimento è comunemente di 1.4 o 2, da moltiplicare per la lunghezza focale dellobiettivo. Vengono comunemente utilizzati per la fotografia naturalistica o per il reportage.
                                     

5.1. Classificazione per utilizzo Obiettivo normale

Il vasto panorama degli obiettivi fotografici, si può dividere in tre categorie principali: Grandangolari, Normali e Tele. Si possono differenziare più facilmente considerando langolo di campo orizzontale ripreso, per cui i Grandangolari rientrano tra 180° e 50°, i Normali tra 50° e 40° ed i Tele tra 40° e 1° per angoli di campo più stretti, si usano i Telescopi. Lobiettivo ad angolo Normale è quello che restituisce una corretta proporzione tridimensionale dei piani e viene indicato giustamente come analogo alla visione dellocchio umano: deve rappresentare le rette parallele sul fotogramma, con la stessa "angolatura" visibile ad occhio nudo dallo stesso punto di vista stessa Prospettiva. La lunghezza focale adatta per ottenere questo effetto, è uguale alla misura diagonale del Sensore: nel formato 24x36, la lunghezza focale dovrà essere circa 43 mm con 45° di ripresa orizzontale e 53° diagonale. La stessa riproduzione ottenuta con un Grandangolo, allunga la proporzione dei piani nella profondità dellimmagine, mentre il Tele restringe la profondità dei piani, "schiacciando" la tridimensionalità degli oggetti ripresi da non confondere con la distorsione planare, che affligge maggiormente i Grandangolari. Per via di qualche confusione di termini, è diventato un luogo comune confondere lobiettivo ad angolo Normale, con lottica Standard di lunghezza focale 50 mm, usata come riferimento per quantificare ad esempio lingrandimento dei mirini oculari utilizzati in fotografia. Molto probabilmente questo deriva dal fatto che le ottiche considerate nel 1913 dallIngegnere Oskar Barnack per il suo formato fotografico Leica 24x36 mm su pellicola in rullini 135, erano inizialmente progettate per il film da 35 mm usato nel Cinematografo dai fratelli Lumière fin da 1895 e la focale 50 mm aveva la misura più vicina alla diagonale battezzata per il piccolo formato. Ma un "occhio esperto" è in grado di notare immediatamente, come le immagini scattate con un 50 mm, tendano ad angolare le rette parallele in modo diverso da quello che vediamo ad occhio nudo; così locchio profano, può vedere lo schiacciamento dei piani ripreso con un Teleobiettivo o lallungamento irreale prodotto dai Grandangolari.

Gli schemi ottici utilizzati per gli obiettivi ad angolo normale sono largamente collaudati, perfezionati, economici e di buona qualità e la "luminosità" è generalmente molto elevata, fino a valori di f/1 nel formato 24x36.



                                     

5.2. Classificazione per utilizzo Grandangolo

Gli obiettivi con angolo di campo maggiore ovvero lunghezza focale minore del normale, sono detti grandangoli. Langolo di campo passa da 60° a 80° per un grandangolare, per portarsi anche a 180° negli ultragrandangolari e fish-eye. Questi ultimi sono così chiamati perché a causa dellangolo di campo estremamente esteso limmagine risulta tonda, come se fosse catturata attraverso un occhio di pesce. Per il 24×36 mm il più classico è il 24 mm, ma sono comuni anche il 35 mm e il 28 mm. I grandangolari spinti producono unimmagine molto deformata dovuta alla proiezione equidistante dei fasci luminosi sulla pellicola, fino ad arrivare alla formazione di unimmagine circolare. Il loro angolo di campo raggiunge i 180° e i 220° nel Nikkor 6 mm 2.8. È possibile correggere la distorsione usando la proiezione rettilineare fino alla lunghezza focale di 12 mm. Quando la lunghezza focale diminuisce il corpo dellobiettivo verrebbe a trovarsi troppo vicino al piano focale con impedimento del funzionamento di alcuni organi meccanici interni alla fotocamera. Per ovviare a questo inconveniente è stato adottato lo schema ottico a retrofocus o a teleobiettivo invertito. Consiste in un gruppo ottico anteriore divergente e in un gruppo posteriore convergente, è possibile che vi siano ulteriori gruppi centrali.

I grandangolari restituiscono una prospettiva accentuata e sono soggetti alle distorsioni a barilotto, dove le linee cadenti ai bordi curvano vistosamente. Questo effetto tipico dei grandangolari permette una esaltazione del soggetto in primo piano, realizzando così interessanti effetti creativi.

                                     

5.3. Classificazione per utilizzo Teleobiettivo o lungo fuoco

Gli obiettivi con angolo di campo minore ovvero lunghezza focale maggiore del normale sono detti teleobiettivi. Langolo di campo varia tra i 20° fino a 5° o inferiori in casi estremi. Sarebbe più giusto chiamarli lungo fuoco quando presentano uno schema ottico normale. Per le leggi dellottica la distanza tra il piano ottico e il piano di messa a fuoco allinfinito è uguale alla lunghezza focale allungandosi ulteriormente per focalizzazioni a brevi distanze. Quindi un 500 mm diverrebbe lungo oltre mezzo metro con scarsa maneggiabilità e sbilanciamenti nellimpiego pratico soprattutto con uso a mano libera. Per ovviare a questi inconvenienti è stato adottato lo schema ottico a teleobiettivo. Consiste in un gruppo ottico anteriore convergente e in un gruppo posteriore leggermente divergente, è possibile che vi siano ulteriori gruppi centrali. Questa focale provoca un evidente ingrandimento del soggetto e produce una forte compressione del campo, ovvero avvicina gli oggetti riducendo apparentemente le distanze.



                                     

6. Uso di obiettivi con differenti formati di sensore

Il sensore di una fotocamera digitale ha generalmente dimensioni inferiori a quelle della pellicola 35 mm 24 x 36 mm. A causa di questa differenza langolo di campo dellobiettivo diminuisce. Il calcolo della conversione si basa sul rapporto tra le diagonali dei due formati e serve a chi è abituato al formato 35 mm per avere un riscontro immediato dellottica utilizzata o utilizzabile. Ad esempio, se montiamo un 50 mm normale su una reflex digitale APS-C, otteniamo langolo di campo di un obiettivo 75 mm medio tele, ma da notare bene, non diventa un 75 mm, ne assume solo langolo di campo ma resta un 50 mm. In genere ma dipende dalla grandezza del sensore il fattore di conversione è 1.5 mentre sulle fotocamere Canon è di 1.6, sulle 4/3 e micro 4/3 è 2.

Obiettivo montato su macchina analogica 1.5 = Obiettivo montato su macchina digitale

Esempi di focale equivalente 35 mm per gli obiettivi più comuni È inoltre indicato in tabella se la lente è grandangolare normale o tele questo tipo di nomenclatura è indicativa, non esiste una precisa regola per dare queste denominazioni. Nella prima colonna a sinistra viene indicata la focale in millimetri reali, nelle altre colonne viene indicata la focale equivalente in diversi formati

                                     

7. Nomenclatura convenzionale per le focali

Le focali nel formato 24x36mm vengono suddivise in varie categorie, le principali sono tre: grandangolo, normale e tele. La nomenclatura delle focali è una consuetudine ormai consolidata e si può riassumere così:

  • Tele, obiettivo con focale superiore a 58 mm
  • Normale, obiettivo con focale compresa tra 35 e 58 mm
  • Grandangolo, obiettivo con focale inferiore ai 35 mm

Ci sono poi ulteriori sottocategorie:

  • Fish eye è indipendente dalla focale, ma si tratta solitamente di focali da 6 mm a 16 mm
  • ultragrandangolare estremo o grandangolare estremo minore o uguale a 13 mm
  • grandangolo spinto 18–23 mm
  • grandangolo 24–35 mm
  • ultragrandangolare 14–17 mm
  • medio tele 59–135 mm
  • super-tele da 300 mm in su
  • normale 36–58 mm
  • tele 136–299 mm
                                     

8. Lenti speciali per il controllo della prospettiva e del fuoco Tilt-Shift

Alcuni generi fotografici come la fotografia architettonica e la ritrattistica richiedono obiettivi con caratteristiche particolari.

Nella fotografia architettonica, per eliminare le linee cadenti causate dalla necessità di puntare in alto lobiettivo per inquadrare un edificio, sono stati progettati Per il medio formato e il 35 mm degli obiettivi definiti decentrabili o PC perspective control, che possiedono un circolo di buona definizione superiore al normale. Le più vecchie lenti PC avevano solo la possibilità di decentrare lottica shift, le moderne lenti PC permettono anche di inclinare la lente rispetto al piano pellicola tilt, questultima caratteristica li rende molto appetibili non solo per la fotografia architettonica ma anche per la fotografia macro, esistono infatti per le reflex 35 mm ottiche "PC con funzioni shift e tilt specifiche per il macro come il Nikkor 85 mm PC-E. Sui banchi ottici non sono necessarie lenti speciali ed è possibile spostare lobiettivo verticalmente con un movimento chiamato decentramento e/o ruotare la lente in modo che il piano di fuoco venga ruotato rispetto al piano pellicola. I prospective control si dividono in ulteriori 2 categorie, ce ne sono alcuni che permettono solamente il decentramento shift es il Nikkor 35 mm f/2.8 PC, altri che permettono decentramento e basculaggio shift - tilt come ad esempio il Canon 17 mm f/4 TS-E.

Elenco di alcune lenti per il formato 135 dotate di basculaggio Shift-Tilt tra parentesi luso tipico di queste lenti:

Canon 17 mm f/4.0 TS-E architettura Canon 24 mm f/3.5 TS-E architettura Nikon 19 mm f/4 PC-E architettura Nikon 24 mm f/3.5 PC-E architettura Nikon 45 mm f/2.8 PC-E architettura/still life/macro Nikon 85 mm f/2.8 PC-E still life/macro Schneider 50 mm f/2.8 TS-PC HM architettura/still life/macro Schneider 90 mm f/4.0 TS-PC HM macro/still life Schneider 120 mm f/5.6 TS-PC HM macro/still life.

Per ulteriori informazioni vedi anche: obiettivo decentrabile

                                     

9. Lenti speciali per ritratto

Nel ritratto è utile esaltare il volto o la figura umana dallo sfondo e questo si ottiene normalmente riducendo la profondità di campo, ovvero aprendo il diaframma. Sono anche disponibili filtri fotografici soft focus molto più economici che realizzano leffetto di diffusione sulle alte luci. Sempre per il ritratto esistono lenti che permettono di sfocare ciò che è davanti o dietro a scelta rispetto al piano focale, il sistema permette lo spostamento di alcune lenti variando laberrazione sferica e non la messa a fuoco provocando un aumento della sfocatura mantenendo invariata la nididezza del soggetto a fuoco se però la variazione del sistema defocus supera il valore di diaframma impostato sulla lente la foto risulterà completamente intaccata nella nitidezza dando vita ad un effetto "soft focus" questo tipo di lente è abbastanza costoso per via della complessa ottica e dei movimenti micrometrici del defocus control. Attualmente solo 2 lenti hanno il sistema defocus e sono il Nikkor 105 mm f/2 DC e il Nikkor 135 mm f/2 DC, ovviamente "DC" sta per Defocus Control. Sony ha una lente simile ai Nikon DC, è il 135 mm f/2.8 T4.5 STF dedicato alla ritrattistica che utilizza un sistema completamente diverso rispetto ai Nikon ma ugualmente interessante, si tratta di una lente con doppio diaframma uno a 9 lamelle e uno a 10 lamelle per controllare meglio lo sfocato, questa lente speciale di elevata qualità ottica permette di avere sfocati estremamente morbidi e gradevoli ma non da le stesse possibilità creative offerte dalle lenti DC.

                                     

10. Storia

Il primo obiettivo fu realizzato forando una parete di una scatola chiusa per farvi passare la luce, producendo un foro stenopeico. Nel 1550 Gerolamo Cardano introdusse una lente convessa per concentrare la luce e aumentare la luminosità, nel 1568 Daniele Barbaro aggiunse un diaframma per ridurre le aberrazioni.

Nel 1814 William Hyde Wollaston sostituì la lente di Cardano con una concavo-convessa, a menisco,

Nel 1829 Charles Chevalier realizzò le prime lenti acromatiche composte da un elemento positivo e uno negativo con due vetri ottici di potere dispersivo uguale e contrario. Produsse inoltre gli obiettivi per equipaggiare le fotocamere di Alphonse Giroux per la dagherrotipia, con focale di 40.3 cm 403 mm f/11.

Il 1840 vide la nascita del primo obiettivo calcolato matematicamente da Joseph Petzval, di luminosità f/3.

Nel 1890 John Henry Dallmeyer risolse il problema delle necessità delle lunghe focali progettando lo schema ottico a teleobiettivo, riducendo il tiraggio accorciando il fuoco posteriore rispetto alla lunghezza focale.

Il tripletto di Cooke, realizzato nel 1893 da Dennis Taylor per la Cooke & Sons, ridusse la distorsione e migliorò la qualità ai bordi.

Nel corso degli anni furono introdotti da grandi aziende del settore schemi ottici dai quali nacquero diversi obiettivi. Fra gli schemi ottici più importanti, i cui nomi per vecchia tradizione derivano dal greco, compaiono il Tessar, il Planar, il Distagon, l Hologon, il Topogon, il Sonnar Zeiss, il Dagor, l Artar, l Hypergon Goerz, il Super-Angulon Schneider, l Ernostar Ernemann

                                     

11. Fonti

  • Reflex Digitali, su reflexdigitali.com.
  • Nadir: Storia dellobiettivo fotografico, su nadir.it. URL consultato il 23 agosto 2007 archiviato dall url originale il 28 settembre 2007.
  • Il glossario fotografico sul sito della rivista Reflex, su reflex.it.
  • Recensioni Reflex Digitali, su reflexdigitali.org. URL consultato il 14 giugno 2019 archiviato dall url originale il 9 gennaio 2016.
  • Gli obiettivi fotografici, di Joseph Meehan - Editrice Reflex

Dizionario

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