ⓘ Josef Toufar, colto da malore durante il viaggio di ritorno a Valdice, fu trasferito nella casa di cura Boruvka, lussuosa clinica di proprietà dello Stato sita ..

                                     

ⓘ Josef Toufar

Josef Toufar, colto da malore durante il viaggio di ritorno a Valdice, fu trasferito nella casa di cura Boruvka, lussuosa clinica di proprietà dello Stato sita in via Legerova a Praga. Sottoposto a un intervento chirurgico, morì la sera del 25 febbraio 1950 – terzo anniversario del putsch comunista - a causa di una peritonite in fase avanzata. Dopo l’autopsia, il cui referto fu manipolato dalla StB, il suo corpo fu traslato nel cimitero praghese di Ďáblice e sepolto frettolosamente sotto falso nome in una fossa comune. Per quattro anni nessuno seppe più nulla di lui. Solo nel 1954 la nipote Marie venne a sapere della morte dello zio avvenuta per "malattia interna". La croce miracolosa, trafugata dalla StB, non fu più ritrovata.

                                     

1. Il caso Toufar

La morte del parroco di Číhošť fu un’amara sorpresa sia per la StB sia per il governo comunista della Democrazia popolare cecoslovacca, guidata dal presidente Klement Gottwald, che si apprestava ad allestire un grandioso maxiprocesso farsa nei confronti di don Josef Toufar. Lo scopo del processo, il primo di una lunga serie, era quello di screditare non solo il giovane sacerdote, ma anche la Santa Sede, agli ordini della quale egli avrebbe agito inscenando il miracolo. Il Vaticano doveva apparire come un’istituzione imbrogliona con al suo seguito numerosi sacerdoti-agenti pronti a intervenire con atti di sabotaggio e di spionaggio contro il regime. In quei primi mesi del 1950 si ebbe una feroce recrudescenza della persecuzione contro la Chiesa: i conventi chiusi, i vescovi in prigione e gli ordini religiosi aboliti, la Chiesa greco-cattolica liquidata, i sacerdoti cattolici arrestati, processati, imprigionati e, privati della possibilità di esercitare il ministero sacerdotale, inviati nei campi di lavoro. Nel marzo 1950 il braccio di ferro tra il regime e il Vaticano culminò con l’espulsione dalla Cecoslovacchia di mons. Ottavio De Liva, internunzio apostolico della Santa Sede a Praga. Anche alcuni sacerdoti amici di don Toufar, come l’abate del monastero premostratense di Želiv, Bohumil Vít Tajovský, furono processati e incarcerati. La stessa sorte toccò ad alcuni laici, come il fotografo Josef Peške, autore di alcuni scatti fotografici della croce miracolosa, il quale fu condannato a tredici anni di reclusione per presunta propaganda del miracolo di Číhošť.

In Cecoslovacchia il caso Toufar ritornò nuovamente di attualità nel 1968, nei giorni della" Primavera di Praga”, grazie a Jiří Brabenec, un giornalista di" Lidová demokracie”, ma l’invasione del Paese da parte degli eserciti del Patto di Varsavia soffocò ogni tentativo di fare chiarezza sull’accaduto. Il caso Toufar ebbe notevole eco anche in Italia grazie ad alcuni articoli comparsi su" L’Unità” in quei fatidici mesi, i quali dettero ampio credito alla" verità” del regime a scapito della moralità della Chiesa e dei suoi ministri, contribuendo alla sua diffusione. Ma di fronte alla repressione e alla propaganda anticlericale, addirittura all’apostasia di un certo numero di sacerdoti, si erge una frase del filosofo cattolico Josef Benda, il quale affermò che "tutto questo è stato più che bilanciato dall’alto credito morale che la Chiesa acquisì davanti alla società intera".

                                     

2. Nel cuore della gente

Quarant’anni di dittatura e di persecuzione nei confronti della Chiesa non sono bastati a offuscare il ricordo di don Toufar nel cuore dei fedeli e in generale del popolo ceco che, per l’eroicità della sua fede, lo ha innalzato ormai da tempo agli onori degli altari e lo venera come uno dei martiri più illustri del regime comunista cecoslovacco. Il ricordo di don Toufar è rimasto vivo nel tempo anche grazie al notevole contributo di numerosissimi artisti cechi, che hanno dato voce ai sentimenti di amore e di devozione collettivi nei confronti del sacerdote martire trasformandoli in preziose opere letterarie, teatrali, filmiche, documentaristiche e musicali. Chi però ha contribuito maggiormente a divulgare la storia dell’umile parroco della Vysočina e a richiamare prepotentemente alla ribalta il caso Toufar è Miloš Doležal Háje u Ledče nad Sázavou, 1º luglio 1970, scrittore, poeta e giornalista della Radio ceca. Nell’estate del 1987 Miloš Doležal, all’epoca un liceale della Vysočina, decise di recarsi a Číhošť in bicicletta per visitare il luogo in cui aveva operato don Josef Toufar, che aveva imparato a conoscere dai racconti dei nonni, un tempo suoi parrocchiani. Da allora Miloš Doležal ha continuato a dedicarsi allo studio della vita, della personalità e della spiritualità di don Toufar attraverso un accurato lavoro di ricerca, tra l’altro negli archivi della StB, che ha portato alla realizzazione di due best seller: Jako bychom dnes zemřít měli – drama života, kněžství a mučednické smrti číhošťského faráře P. Josefa Toufara "Come se dovessimo morire oggi. Il dramma della vita, del sacerdozio e del martirio di don Josef Toufar", Nová Tiskárna Pelhřimov, Pelhřimov, 2012, libro dell’anno 2012 in Repubblica Ceca, e Krok do tmavé noci "Un passo nella notte oscura", Nová Tiskárna Pelhřimov, Pelhřimov, 2016. L’enorme successo ottenuto già dal primo di questi due libri ha avuto notevoli ripercussioni in Repubblica Ceca riguardo agli eventi legati a don Josef Toufar accaduti negli ultimi anni.

                                     

3. Il processo di beatificazione

Grazie alla pubblicazione del primo libro di Miloš Doležal, il 25 aprile 2013 la Conferenza episcopale ceca ha dato l’avvio al processo di beatificazione del venerabile don Josef Toufar, martire della fede durante il regime comunista cecoslovacco. Postulatore della causa è padre Tomáš Petráček, sacerdote e storico, chiamato a svolgere questo compito delicato dal vescovo di Hradec Králové, mons. Jan Vokál. Importante ai fini del processo di beatificazione è stata la riesumazione dei resti di don Toufar avvenuta nell’autunno 2014 a quasi sessantacinque anni dalla sepoltura nel cimitero praghese di Ďáblice. Sottoposti all’esame del Dna, i resti sono stati riconosciuti come appartenenti a Josef Toufar. Il 12 luglio 2015, per volontà dello stesso sacerdote, le sue reliquie sono state traslate a Číhošť e inumate solennemente nella chiesa locale.

                                     

4. Don Josef Toufar in Italia

Il 25 febbraio 2015, nel 65º anniversario della morte di don Toufar, è uscita l’edizione italiana del primo dei due libri di Miloš Doležal, tradotto e curato da Tiziana Menotti: "Come se dovessimo morire oggi. La vita, il sacerdozio e il martirio di don Josef Toufar"; Itaca, Castel Bolognese, 2015, con la prefazione del cardinale Dominik Duka OP, arcivescovo di Praga. Completano il volume l’introduzione del prof. Alessandro Vitale, che contestualizza il martirio di questo uomo semplice nel terrore della Cecoslovacchia stalinista, e l’appendice di Angelo Bonaguro sull’eco del caso Toufar nelle pagine italiane de" L’Unità”.