ⓘ Sottosuolo di Napoli. Il sottosuolo di Napoli è attraversato da una grande rete di cunicoli, gallerie, acquedotti e spazi scavati ed utilizzati dalluomo durante ..

                                     

ⓘ Sottosuolo di Napoli

Il sottosuolo di Napoli è attraversato da una grande rete di cunicoli, gallerie, acquedotti e spazi scavati ed utilizzati dalluomo durante la storia della città sin da diversi secoli avanti Cristo fino a pochi anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, ed ancora oggi, almeno in parte, visitabili.

I siti del sottosuolo si distinguono dai reperti archeologici sotterranei per la loro origine sotterranea sin dalla realizzazione.

                                     

1. Siti noti

Diversi cunicoli sono noti oggi, alcuni di essi sono collegati tra loro, tra i principali vi sono:

  • Galleria Borbonica accesso via Domenico Morelli
  • Acquedotto greco-romano connesso dallaccesso di piazza san Gaetano
  • Rifugio antiaereo di SantAnna di Palazzo accesso da vico SantAnna di Palazzo
  • Ipogei ellenistici di Napoli zone Sanità-Vergini-Foria
  • Cunicoli del centro storico accesso in piazza san Gaetano
  • Catacombe di Napoli accessi vari
  • Grotta di Cocceio galleria scavata sotto il monte Grillo, Cuma
  • Acquedotto rinascimentale e Rifugio Antiaereo di Palazzo Serra di Cassano accesso Via Monte di Dio, 14 connesso alla Galleria Borbonica
  • Crypta Neapolitana accesso da piazza Piedigrotta

Vi sono diversi percorsi per poter accedere alla rete di ambienti sotterranei e agli ex ricoveri antiaerei. È visibile uno di questi rifugi, in cui si alternano tra cisterne e cave, cunicoli e pozzi, resti del periodo greco-romano e catacombe, ed i passaggi che collegano svariati punti della città anche distanti chilometri sono innumerevoli a Piazza San Gaetano dove è visitabile lacquedotto greco-romano, e il rifugio di via SantAnna di Palazzo, a Chiaia. Gli speleologi continuano a studiare ed ispezionare le cavità e i cunicoli che riaffiorano in occasione di sprofondamenti e/o crolli ed inserirle nel cosiddetto censimento delle cavità cittadine.

Sono noti ad oggi 900000 m 2 di cavità sotterranee sotto la città di Napoli, di cui solo due sono di origine naturale.

                                     

2. Storia delle cavità

Le cavità vennero realizzate per vari scopi, a seconda dei luoghi e dei periodi storici, tuttavia furono diversi i loro utilizzi secondari e successivi, che ne segnano fasi di pieno utilizzo e di dismissione che si sono susseguite nella storia.

                                     

2.1. Storia delle cavità Realizzazione

I primi manufatti di scavi sotterranei risalgono a circa 5.000 anni fa, quasi alla fine dellera preistorica.

Successivamente, nel III secolo a.C., in periodo greco, vennero aperte le prime cave sotterranee per ricavare i blocchi di tufo necessari alle mura e ai templi della loro Neapolis e scavarono in numerosi ambienti per creare una serie di ipogei funerari. Forse i Greci erano attratti proprio dalle rocce gialle del monte Echia, un piccolo vulcano spento che si trova proprio dietro piazza Plebiscito.

Lo sviluppo imponente del reticolo dei sotterranei iniziò in epoca romana: i romani infatti in epoca augustea dotarono la città di gallerie viarie grotta di Cocceio e grotta di Seiano e soprattutto di una rete di acquedotti complessa, alimentata da condotti sotterranei provenienti dalle sorgenti del Serino, a 70 km di distanza dal centro di Napoli. Altri rami dellacquedotto di età augustea arrivarono fino a Miseno, per alimentare la Piscina mirabilis, che fu la riserva dacqua della flotta romana.

Larghi quel poco che permetteva il passaggio di un uomo, i cunicoli dellacquedotto si diramano spesso in tutte le direzioni, con lo scopo di alimentare fontane ed abitazioni situate in diverse aree della città superiore. A tratti, sulle pareti, si notano ancora tracce dellintonaco idraulico, utilizzato dagli ingegneri dellantichità per impermeabilizzare le gallerie.



                                     

2.2. Storia delle cavità Utilizzi secondari

Diversi furono gli utilizzi secondari, ovvero non legati alla funzione originaria per cui era stata realizzata la cavità, ovvero generalmente di estrazione del tufo. Tra questi alcuni furono illeciti o scorretti, legati a furti e scarico di materiali di risulta.

Una delle due ipotesi storico-letterarie più accreditate collega strettamente il personaggio di fantasia del folclore napoletano detto munaciello al suo sottosuolo, in quanto sostiene che la leggenda della sua esistenza fosse stata alimentata dagli utilizzi illeciti degli addetti alla pulizia del sistema idrico detto pozzari, che utilizzavano gli accessi privati dei pozzi per accedere alle abitazioni e compiere furti o intrattenere relazioni con le donne della casa.

I cunicoli e lacquedotto sotterraneo ebbero anche un ruolo strategico in alcuni conflitti, aiutando talvolta gli assalitori della città a penetrarvi, o viceversa permettendo lapprovvigionamento idrico dei cittadini e truppe negli assedi prolungati.

Nel 900 le Istituzioni hanno fatto ampio utilizzo di alcuni sotterranei come deposito di veicoli sequestrati, motivo per cui vennero trovate diverse vetture e motocicli, tuttora in parte conservati in loco a scopo dimostrativo.

                                     

2.3. Storia delle cavità Dismissione

Agli inizi del XVI secolo il vecchio acquedotto le moltissime cisterne pluviali non riuscivano più a soddisfare il bisogno dacqua della città che si era estesa a macchia dolio e fu così che il facoltoso nobile napoletano Cesare Carmignano costruì un nuovo acquedotto 1629.

Fu solo agli inizi del XX secolo che si smise di scavare nel sottosuolo per lapprovvigionamento idrico, utilizzo vietato a partire dallepidemia di colera del 1885 dalle autorità del Regno dItalia.

I cunicoli vennero in seguito usati come discarica non autorizzata di materiali di risulta di vario tipo, sfruttando la possibilità di gettare abbondanti quantità di materiale nel pozzo più vicino.

                                     

2.4. Storia delle cavità Successivi utilizzi

I sotterranei furono utilizzati anche come rifugi antiaerei per proteggersi dai bombardamenti che colpirono la città durante la seconda guerra mondiale.

Le cavità furono illuminate e sistemate dal Genio militare per accogliere decine e decine di persone che al suono della sirena si affrettavano a scendere per le scale che scendevano in profondità.

Principalmente furono realizzati:

  • servizi igienici
  • rete di illuminazione elettrica
  • la chiusura dei pozzi, di modo che non potesse succedere che un ordigno aereo potesse penetrare nelle cavità e causare gravissimi danni e innumerevoli vittime. I pozzi vennero chiusi in superficie e murati lateralmente lungo il percorso di discesa
  • un pavimento pianeggiante, ottenuto spianando e compattando i detriti, e ricoprendoli con uno strato di terra battuta uniforme di conseguenza laltezza della cavità risulta ridotto, anche di diversi metri. I detriti non vennero rimossi perché sarebbe stata unoperazione molto più impegnativa
  • scale di accesso, per facilitare lingresso e luscita delle centinaia di persone che vi avrebbero dovuto accedere rapidamente

Resti di arredi, graffiti e vari oggetti in ottimo stato di conservazione testimoniano ancora oggi la grande paura dei bombardamenti e i numerosi periodi della giornata vissuti nei rifugi, facendo riemergere uno spaccato di vita importante e altrettanto tragico della storia cittadina.



                                     

3. Realizzazione delle cavità

Il sottosuolo della città di Napoli è costituito in gran parte da tufo, pietra di origine vulcanica friabile, facile da scavare e sufficientemente resistente per creare gallerie autoportanti.

                                     

3.1. Realizzazione delle cavità Geologia del sottosuolo

Il sottosuolo napoletano è in ampia parte composto da vari materiali, tra cui abbondanti strati di tufo denominato tufo giallo napoletano formatosi con laccumulo di cenere vulcanica, coperto generalmente da strati di piroclastiti sciolti, detti anche pozzolana. Il tufo è raramente affiorante, se non sui margini di colline o dirupi, mentre per raggiungerlo attraversando gli strati del suolo è necessario attraversare la pozzolana.

                                     

3.2. Realizzazione delle cavità Tecniche di scavo antiche

La realizzazione delle cavità, quando realizzata per lestrazione di tufo da costruzione, si realizzava in due maniere principalmente:

  • con accesso da pozzi detti anche occhio di monte ": questo tipo di scavo procedeva perpendicolare e a sezione costante attraverso i primi strati del suolo e, attraversando la pozzolana che creava pareti instaibili e franose, necessitava la costruzione di muri laterali di contenimento erano utilizzati gli stessi mattoni di tufo che continuavano fino allincontro del tufo. Dopo i primi metri, lo scavo iniziava ad allargare la propria sezione progressivamente fino al raggiungimento di una forma a campana profondo fino a quanto utile per estrarre comodamente il materiale di costruzione da utilizzarsi per le costruzioni nelle sue prossimità. Raggiunta la profondità limite, lo scavo poteva espandersi lateralmente. Una volta esaurita lestrazione, la cavità poteva essere connessa al sistema idrico sotterraneo, oppure utilizzata come cisterna pluviale isolata, oppure ancora poteva essere chiusa la sommità del pozzo e dismesso.
  • con accesso a raso: queste cavità prendono luogo da giacimenti affiorante sul lato delle colline, dove si avviava lo scavo di una nicchia di dimensioni definite che avanza a scala discendente dentro la collina. Nella cavità si svolgeva lattività di taglio ed estrazione dei blocchi di tufo, lavorati in seguito fintanto che la distanza dalluscita era breve, dopodiché la lavorazione avveniva direttamente allinterno della cava. Era tipico lo scavo di diverse di tali gallerie parallele, poi unite da uno scavo trasversale


                                     

4. Gestione odierna dei cunicoli

I cunicoli sono luogo di interesse speleologico e archeologico, nonché attrazione turistica sin dalla seconda metà del 900. Essi sono parzialmente aperti alle visite turistiche guidate, gestite da diverse associazioni culturali, che organizzano anche spettacoli e attività nei cunicoli.

La ricerca di nuovi cunicoli e loro mappatura è in studio anche con la tecnologia basata sulla tomografia muonica, basata sulla scansione dei muoni che attraversano la roccia.

Il Progetto Cavità della Città metropolitana di Napoli ha eseguito e sta espandendo il censimento dei cunicoli del sottosuolo della provincia.

È attivo anche un museo, denominato Museo del Sottosuolo di Napoli.