ⓘ Autoritratto. Un autoritratto è un ritratto che un artista fa di sé stesso. Pressoché sconosciuto allarte antica, il genere è andato affermandosi nel periodo me ..

                                     

ⓘ Autoritratto

Un autoritratto è un ritratto che un artista fa di sé stesso.

Pressoché sconosciuto allarte antica, il genere è andato affermandosi nel periodo medievale, fino a raggiungere completa dignità artistica nel Rinascimento, grazie soprattutto ai pittori italiani e dellEuropa settentrionale. Conobbe nel corso dei secoli diverse formule stilistiche, fra le quali la più nobile è considerata quella dellautoritratto cosiddetto "autonomo". Fra gli artisti che maggiormente si dedicarono alla raffigurazione delle proprie fattezze vi furono il tedesco Albrecht Dürer e gli olandesi Rembrandt e Van Gogh.

Pur essendo un fenomeno prevalentemente pittorico, non mancano notevoli esempi di autoritratto scultoreo; nel XIX secolo, linvenzione della fotografia fu occasione della nascita dellautoritratto fotografico.

                                     

1. Lautoritratto nellarte antica

Nellarte antica mancò una vera e propria tradizione artistica legata allautoritratto. Non sono infatti considerabili tali alcune raffigurazioni di artisti allopera rintracciabili in certe pitture egizie o su alcuni vasi greci, trattandosi infatti di immagini corporative equivalenti alla firma dellartigiano. Significativa in ambito greco è linformazione data da Plutarco nella Vita di Pericle e riportata da Cicerone secondo il quale lo scultore Fidia avrebbe avuto l "ardire" di ritrarsi in fianco a Pericle tra i personaggi della Battaglia delle Amazzoni scolpita a bassorilievo sullo scudo dellAtena Promachos nel Partenone: un gesto che sarebbe costato al suo autore una condanna per empietà, alla quale sarebbe seguito il volontario esilio che lo condusse alla morte lontano da Atene. I greci dopotutto disprezzavano il ritratto stesso, e si deve aspettare lellenismo per avere una accettazione della rappresentazione fisiognomica in generale.

                                     

2. Il medioevo e i primi autoritratti ambientati

Larte medievale vide una prima diffusione dellautoritratto, ma sempre sotto forma di particolare contestualizzato nellinsieme dellopera e mai come genere autonomo: si parla in proposito di autoritratti "ambientati" o "situati". La funzione di queste raffigurazioni, eseguite a mo di firma, era semplicemente la certificazione della paternità dellopera.

Fra le ragioni dellinesistenza dellautoritratto come genere artistico a sé stante vi era la scarsa importanza che larte medievale attribuiva alla somiglianza fisionomica delle persone raffigurate nei ritratti. Più importanti erano le connotazioni sociali e professionali, a tal punto che solo attraverso di esse era possibile risalire allidentità della persona rappresentata nel ritratto o nellautoritratto. Soprattutto, nella società medievale lartista era visto sostanzialmente come un artigiano, privo della caratura culturale della quale avrebbero goduto pittori e scultori dei secoli a venire.

In numerosi casi, sempre nellambito delluso dellautoritratto come firma, avveniva un accostamento fra lartigiano e la figura del donatore, rappresentati insieme in atteggiamento di preghiera: è il caso dellimmagine che lo scultore Ursus realizzò di sé e del duca Ulderico tra il 739 e il 740 sullaltare dellabbazia di San Pietro in Valle a Ferentillo, o di quella dellorafo Volvinio sullaltare di SantAmbrogio nel IX secolo, in cui lartigiano è addirittura incoronato al pari dellarcivescovo Angilberto dallo stesso santAmbrogio. Talvolta vi era addirittura coincidenza fra le figure del donatore e dellartigiano, come nel caso di Hugo dOignies, orafo e frate converso che donò al suo monastero un manoscritto sulla cui copertina in argento egli si raffigurò nellatto della donazione. Tendenzialmente, tali fenomeni sono riscontrabili maggiormente nellarte dellEuropa settentrionale, più che in quella meridionale.

Giorgio Vasari riportò notizia di alcuni autoritratti eseguiti da Giotto 1267-1337: al Castello Nuovo di Napoli il pittore avrebbe realizzato un ciclo raffigurante uomini famosi, inserendo anche il suo volto; a Gaeta "il suo proprio ritratto presso un grande crocifisso" sarebbe stato inserito in alcune scene del Nuovo Testamento, mentre a Firenze si sarebbe ritratto accanto a Dante nella cappella del palazzo del Podestà.

                                     

3. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto

Lepoca rinascimentale vide un notevole sviluppo del genere artistico dellautoritratto, che mano a mano si diffuse maggiormente e acquisì sempre più dignità artistica autonoma, con episodi notevolissimi e seguaci illustri soprattutto in Italia e nellEuropa del Nord. Tra le cause del nuovo interesse che gli artisti cominciarono a nutrire verso la raffigurazione del proprio volto ve ne furono di tecniche, culturali e sociali.

                                     

3.1. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto Lo sviluppo dellautoritratto: ragioni tecniche

Sul piano tecnico, la diffusione di nuovi materiali e di nuove modalità di stesura del colore si pensi in particolare alla pittura a olio resero possibili notevoli miglioramenti nella resa sia disegnativa che coloristica e chiaroscurale dei dipinti. Inoltre, il perfezionamento e la notevole diffusione dello specchio facilitarono il compito dei pittori nellatto di autoritrarsi, e contribuirono allimporsi del modello compositivo prevalente, ossia quello caratterizzato dallo sguardo obliquo del soggetto e dalla posa di tre quarti. Tuttavia, va ricordato che solo dal 1516 si cominciarono a produrre a Murano specchi piatti simili a quelli moderni. Sino ad allora erano diffusi specchi convessi, che generavano una distorsione ottica dal centro allesterno dellimmagine tale da rendere particolarmente difficoltosa lesatta percezione della propria immagine riflessa e di conseguenza il suo trasferimento sulla tela.



                                     

3.2. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto Ragioni culturali

Significativa fu anche la nascita di una diversa prospettiva culturale: la centralizzazione filosofica del ruolo delluomo rispetto al creato, operata dalla cultura umanista, ingenerò un notevole accrescimento nella sensibilità artistica dellinteresse per il volto umano, per i suoi tratti fisionomici e per le sue molteplici espressioni e sfumature con un conseguente incremento nella produzione di ritratti e, di conseguenza, di autoritratti. Questo nuovo tema della pittura rinascimentale - esemplificabile con le parole di Leonardo "farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare ciò che la figura ha nellanimo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile" - segnò lo stacco definitivo con larte precedente.

Linteresse culturale per la psiche del soggetto raffigurato, e nello specifico dellartista stesso, assunse durante il Cinquecento connotazioni di natura pseudoscientifica: centrali furono infatti le teorie della fisiognomica elaborate Giovan Paolo Lomazzo e limportanza che Gerolamo Cardano diede alla magia e allalchimia come basi metodologiche delle sue ricerche sullanimo umano. Sarà invece nel secolo successivo che il discorso assunse una dimensione più scientifica, nellaccezione moderna della parola.

                                     

3.3. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto Ragioni sociali

Tuttavia lelemento che più di ogni altro determinò lo sviluppo del fenomeno dellautoraffigurazione fu di ordine sociale. La figura dellartista passò infatti da una dimensione meramente tecnico-artigianale ad una più marcatamente creativa e culturale. Per secoli infatti gli artisti subirono la soggezione degli antichi maestri greci e romani, mitizzati dagli scrittori delletà classica, e si consideravano appartenenti ad una classe sociale artigianale, legata allapplicazione del proprio lavoro manuale e alle conoscenze che questo implicava, più che a doti di ordine intellettuale.

Tuttavia, a partire dal XIII secolo divennero sempre più frequenti i rapporti culturali e personali fra artisti ed intellettuali, come nel caso di Simone Martini, divenuto amico del Petrarca; di conseguenza sempre più spesso essi cominciarono ad essere citati nelle opere letterarie dellepoca: Cimabue e Giotto vennero menzionati nella Commedia, Buffalmacco e lo stesso Giotto lo furono nel Decameron. Nel secolo successivo addirittura molti artisti assunsero prestigio anche in campo umanistico o scientifico: Piero della Francesca fu valente matematico, Leon Battista Alberti e Lorenzo Ghiberti furono apprezzati teorici dellarte, Leonardo da Vinci divenne uno degli scienziati più noti e poliedrici della storia. Il ruolo dellartista completò così in due secoli una vera e propria "scalata sociale", che lo pose in una posizione di assoluto prestigio culturale. Si diffusero come logiche conseguenze la prassi di firmare i propri lavori, contribuendo ad attirare lattenzione, oltre che sullopera, anche sul suo autore, e la considerazione del proprio volto come soggetto degno di attenzione e raffigurazione artistica.

Così, il processo di emancipazione dellartista dal suo originario ruolo di artigiano è testimoniato dallevoluzione che in epoca rinascimentale ebbero gli autoritratti, da timide raffigurazioni del pittore che "si limita a occhieggiare, appartato, ai margini della composizione" gli autoritratti cosiddetti "ambientati" a genere e soggetto autonomo, "simbolo delle conquiste sociali e intellettuali dellartista, che sente di poter dare indipendente dignità alla propria immagine, senza doverla più giustificare con linserimento ai margini di composizioni complesse".

La figura e il volto dellartista cominciarono del resto a suscitare interesse anche da parte dei rappresentanti dell élite culturale del tempo: Vasari ad esempio scrisse le Vite impostandole biograficamente come una sequenza di ritratti, che si preoccupò di approfondire anche da un punto di vista dellaspetto fisico e caratteriale.



                                     

3.4. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto La diversificazione e la nascita dei principali filoni

Si delinearono così quattro diverse concezioni e linee di sviluppo dellautoritratto. Lautoritratto "situato" o "ambientato", unico tipo di autoritratto praticato dalla tradizione medievale, aprì la strada alla nascita del cosiddetto "criptoritratto". Accanto ad esso nacque la tradizione dellautoritratto "autonomo", in cui la raffigurazione del pittore è protagonista unica del dipinto, e che sarebbe diventato il principale genere di autoritratto. Si affermarono inoltre gli autoritratti "delegati" o "simbolici" o "allegorici", in cui lartista è rappresentato nei panni di un personaggio storico, sacro o mitologico, coerente ed integrato nella composizione come anche avviene nei ritratti situati, e quelli "di gruppo", di ambientazione sia familiare che professionale. Questultimo filone tuttavia, pur vantando episodi notevoli anche in epoca rinascimentale, conobbe un pieno sviluppo solo a partire dal XVII secolo.



                                     

3.5. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto Gli autoritratti ambientati

Questo filone, di impostazione ancora tardo-medievale, fu particolarmente in voga nel Quattrocento e nei primi anni del Cinquecento italiano.

Esempi particolarmente noti sono quelli di Piero della Francesca, che si ritrasse in preghiera nel Polittico della Misericordia 1444-64 e dormiente nella Resurrezione 1465, di Filippo Lippi, che si ritrasse nell Incoronazione della Vergine 1441-47 e nelle Storie della Vergine 1466-69, e di Andrea Mantegna, il cui volto compare nella Presentazione al Tempio 1455 e nel ciclo di affreschi nella Cappella Ovetari: una volta nelle vesti di soldato nel Giudizio di san Giacomo, unaltra volta, probabilmente, nella Predica di san Giacomo, infine in un arcone i cui affreschi furono distrutti da un bombardamento nel corso della seconda guerra mondiale. Numerosi anche gli autoritratti di Ghirlandaio nei suoi cicli di affreschi e in pale come l Adorazione dei Magi degli Innocenti o l Adorazione dei pastori Sassetti, in cui diede a un pastore le sue fattezze.

Di diversa e più moderna impostazione sono invece gli autoritratti ambientati di Benozzo Gozzoli nella Cappella dei Magi 1459, che per facilitare il riconoscimento scrisse il suo nome sul copricapo, di Masaccio nella Resurrezione del figlio di Teofilo e san Pietro in cattedra 1424-28 e di Filippino Lippi nella Disputa di Simon Mago e crocifissione di san Pietro 1482-85, entrambi nella Cappella Brancacci a Santa Maria del Carmine Firenze, di Sandro Botticelli nell Adorazione dei Magi 1475, di Luca Signorelli, ritrattosi in fianco al Beato Angelico, coautore degli affreschi nella Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto 1499-1502, e di Raffaello nella Scuola di Atene 1509-10.

In questi ultimi dipinti si manifesta infatti un medesimo espediente pittorico, per il quale il volto dellartista, pur apparendo in punti e circostanze marginali della composizione, si impone alla vista grazie allo stacco netto rispetto allimpostazione narrativa degli altri personaggi e allo sguardo rivolto ad incrociare quello dellosservatore. Ad una simile soluzione compositiva non sembra estranea la raccomandazione espressa nel 1435 da Leon Battista Alberti nel suo De pictura: lumanista sottolineò infatti limportanza di inserire nella scena "uno viso di qualche conosciuto e degno uomo che ritrarrà tutti gli occhi di chi la storia riguardi". Sul piano emotivo, incrociare lo sguardo dellartista rappresenta al contempo per losservatore "un momento molto emozionante e coinvolgente, un prezioso contatto personale con lopera darte". Ad ogni modo, lespediente era ancora una volta suggerito e facilitato dal procedimento realizzativo, basato sulluso dello specchio.

In particolare, nellautoritratto raffaelliano linserimento del proprio volto fra quello dei filosofi ateniesi ha inoltre un preciso significato ideologico: "in tal modo gli artisti vengono a far parte della cerchia dei dotti, le arti plastiche, considerate "meccaniche", assurgono allo stesso piano delle "arti liberali", rivelando così una nuova, più orgogliosa e consapevole affermazione della dignità intellettuale del lavoro artistico a ricordare che ogni "copia" del reale non può essere considerata il suo "doppio" quanto piuttosto il ricordo del modello", in una sorta di triplice dialogo tra finzione e realtà.

                                     

3.6. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto Il criptoritratto e lautoritratto delegato

I filoni del criptoritratto e dellautoritratto delegato ebbero particolarmente successo in contesto fiammingo. Il primo ebbe come più noto esponente Jan van Eyck, il quale si ritrasse nellimmagine riflessa dello specchio nel Ritratto dei coniugi Arnolfini 1434 e nei riflessi dello scudo di san Giorgio nella Madonna del canonico Van der Paele 1436. Analoga sperimentazione fu ripresa nel 1625 dallolandese Pieter Claesz nella sua Vanità o Natura morta con ritratto.

In ambito italiano sono celebri anche i due inserimenti del proprio volto che Andrea Mantegna fece nella decorazione della Camera degli sposi nel Castello di San Giorgio a Mantova. Oltre ad una targa dedicatoria firmata, egli infatti mimetizzò il suo ritratto in grisaille fra il fogliame decorativo di un pilastro dipinto a trompe-loeil e in una nuvola del cielo nelloculo affrescato sul soffitto.

Lautoritratto delegato fu reso particolarmente noto da Rogier van der Weyden, che si ritrasse nei panni di san Luca nel dipinto San Luca dipinge il ritratto della Vergine 1435-38, ed ebbe seguaci come Dirk Bouts, Jan Gossaert e Lancelot Blondeel 1498-1561.

                                     

3.7. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto Il gusto per il misterioso, il macabro, laberrante

Il Rinascimento vide anche la nascita di quel particolare gusto per autoritratti inquietanti che fu caratteristico di una certa pittura dei secoli successivi.

Emblematico di questo sottogenere, e in generale del rapporto fra pittura, virtuosismo, analisi psicologica, magia ed alchimia, fu l Autoritratto entro uno specchio convesso del Parmigianino 1503-1540: dipinto nel 1523 circa, esso rivela una particolare attenzione del pittore al tema dei giochi ottici e alla distorsione della propria immagine, attenzione a cui non è estraneo il suo interesse per la magia e lalchimia rimproveratogli dal Vasari.

In diverso contesto geografico, l Autoritratto con la moglie di Hans Burgkmair il Vecchio 1473-1531, dipinto nel 1529, fu lultimo dipinto del pittore tedesco prima della morte, avvenuta pochi anni dopo. Quasi in segno di premonizione, lartista si ritrasse insieme alla moglie davanti ad uno specchio nel quale appaiono riflessi, invece che i due volti, due teschi. In questo dipinto, considerato il capolavoro di Burgkmair, la ricerca coloristica di ispirazione veneta si fonde con rara felicità con il tema simbolico ed esistenziale tipicamente nordico.

Di pochi anni successivo è il ritratto di sé che Michelangelo nascose nel Giudizio Universale. San Bartolomeo, secondo la tradizione morto scuoiato, viene mostrato con le sembianze di Pietro Aretino e nellatto di reggere la sua pelle: evidente è però la differenza di sembianze fra il santo e questultima, che infatti cela lautoritratto del pittore. Il motivo che spinse Michelangelo a ritrarsi nellaffresco sta forse nel divieto che gli artisti che lavoravano per il Vaticano avevano di firmare le loro opere. I possibili significati sottesi di questa particolare scelta caricano lautoritratto di implicazioni autobiografiche. È infatti stato ipotizzato che Michelangelo volesse in questo modo alludere alle sofferenze causategli dal ritorno a Roma nel 1534 per lesecuzione del Giudizio, come è stata notata la coincidenza per cui san Tommaso, al quale Michelangelo era particolarmente devoto, si trova nella composizione vicino a lui ed è lunico personaggio ad incrociare il suo sguardo con quello del Cristo, al quale rivolge anche un gesto di preghiera, alludendo forse a una speranza da parte dellartista di intercessione per la sua anima. Secondo unaltra ipotesi, la scena alluderebbe alla vicenda che vide lAretino accusare Michelangelo di omosessualità in seguito a risentimenti personali dovuti proprio a diverse opinioni sulla gestione dei lavori nella Cappella Sistina: limmagine di Michelangelo scorticato fra le mani dellAretino nei panni del santo sarebbe pertanto una testimonianza di quanto egli si sentisse ferito e straziato dalle accuse dal poeta.

Negli anni novanta lartista e scrittrice statunitense Lilian Schwartz propose di individuare nel volto della Monna Lisa i lineamenti di Leonardo, basandosi su sovrapposizioni grafiche fra il dipinto e lautoritratto di Torino, rese possibili dalla rotazione a specchio di questultimo. A supporto di questa teoria è inoltre stato portato luso da parte di Leonardo della scrittura speculare. Nel 1998 invece Vittoria Haziel individuò un autoritratto leonardesco occulto nella Sacra Sindone.



                                     

3.8. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto Gli autoritratti di Albrecht Dürer

Lartista che nel XV secolo approfondì maggiormente gli aspetti dellautoraffigurazione, facendone un tema centrale della sua produzione, fu il tedesco Albrecht Dürer 1471-1528. Egli dipinse una cinquantina di autoritratti, rivelando unattenzione fin quasi ossessiva per la propria immagine e per laffermazione della propria personalità. Racconto autobiografico e ostentazione del proprio prestigio sociale sono di conseguenza le due direttrici della produzione düreriana.

Il primo ad essere eseguito fu l Autoritratto alletà di tredici anni 1484, un disegno in cui, pur con qualche sbavatura esecutiva, si nota già una notevole abilità tecnica; lautore non se ne separò mai, tanto da apporre anni dopo sulla parte alta del foglio lannotazione "Nel 1484 ho restituito le mie sembianze sulla base di unimmagine speculare quando io, Albrecht Dürer, ero ancora un fanciullo". Altri autoritratti disegnati furono l Autoritratto a venti anni o Autoritratto con fascia, 1491, l Autoritratto da ventiduenne 1493, l Autoritratto da malato 1507, e l Autoritratto come uomo di dolore 1522.

Quanto ai dipinti, lartista tedesco si ritrasse in tre opere particolarmente note. Nell Autoritratto con fiore deringio 1493 lautore svela una dimensione affettiva privata: leringio era considerato, fin dai tempi di Plinio, simbolo della fedeltà coniugale; questo particolare, e la circostanza per cui il dipinto era stato eseguito originariamente su pergamena, facilmente arrotolabile, fanno pensare che fosse stato inviato alla fidanzata Agnes Frey. Gli altri due celebri autoritratti hanno invece un significato pubblico e professionale più evidente. L Autoritratto con guanti, eseguito nel 1498 sullonda del successo dell Apocalisse -ma anche a seguito dellingresso nella nobiltà norimberghese-, è un elogio di se stesso e del suo prestigio intellettuale e professionale, in cui egli si presenta come degno della fiducia e della stima dei ceti più elevati, ricorrendo ad elementi quali "il taglio, la monumentalità, laria italiana e rinascimentale, i chiari colori, la raffinatezza delle vesti, leleganza della posa, fra nastro, manica e guanti, e quel tanto di manifesta altezzosità dallo sguardo". Nel celeberrimo Autoritratto con pelliccia 1500 il pittore accentuò ulteriormente la considerazione della sua figura: la ieraticità della posa e il gesto della mano, simile a quello benedicente del Salvator mundi, suggeriscono unidentificazione con Cristo e un accostamento ai dettami dellImitatio Christi, nonché al pensiero allepoca ricorrente, in base al quale il potere creativo dellartista sarebbe infuso direttamente da Dio. Intenti analoghi sono presenti nel poco noto Autoritratto come Ecce Homo 1523.

Tuttavia, uno degli autoritratti più curiosi di Dürer è anche uno dei meno noti: si tratta dell Autoritratto da nudo, un disegno preparatorio databile fra il 1500 e il 1505 di cui sono ignote la funzione e la destinazione. La posizione innaturale ed affaticata, lo sguardo accentuato e interrogativo e lestremo realismo anatomico, portato fino a descrivere lombra che lorgano genitale proietta sulla coscia destra, sembrano condurre a unindagine di sé quasi espressionistica. Inoltre, il disegno è considerabile la prima immagine nella storia dellarte che un pittore dà di se stesso nudo.

Il pittore tedesco praticò con frequenza il genere dellautoritratto "situato", ritraendosi nei panni di numerosi personaggi delle sue composizioni, come avvenne ad esempio nell Altare Jabach 1503-1504, nell Adorazione dei Magi 1504, nella Festa del Rosario 1506, nell Altare Heller 1507-1509, nel Martirio dei Diecimila 1508 e nell Adorazione della Santissima Trinità 1511. Ma la vena autobiografica della sua pittura si estese anche alle numerose raffigurazioni di membri della sua famiglia.

                                     

3.9. Il Rinascimento: sviluppo e diversificazione dellautoritratto Lautoritratto scultoreo rinascimentale

Genere praticato prevalentemente in ambito pittorico, non è però difficile trovare notevoli esempi di autoritratti di scultori. Oltre a quelli già citati di epoca medievale, episodi notevoli furono in epoca rinascimentale quelli di Lorenzo Ghiberti, che si ritrasse sulla porta nord e sulla porta est della "del paradiso" del Battistero di Firenze, e del Filarete, che raffigurò se stesso con in mano un compasso, a sottolineare il suo ruolo di architetto, nella porta del Filarete della Basilica di San Pietro.



                                     

4. Le molteplici direttive dellautoritratto seicentesco

Nel corso del XVII secolo si intersecarono almeno quattro diversi filoni ricorrenti: quelli nuovi dellintrospezione psicologica, dellautoritratto "di gruppo" e dellautoritratto allegorico, oltre a quello, in continuità rispetto al passato, dellautoraffigurazione in chiave professionale.

                                     

4.1. Le molteplici direttive dellautoritratto seicentesco Indagine psicologica e significati autobiografici

Linteresse per la psiche dei soggetti raffigurati, che nel secolo precedente ebbe talvolta come retroterra culturale il pensiero pseudoscientifico dellepoca, basato elementi magici, alchemici e fisiognomici, prese nel Seicento una piega decisamente più moderna, razionale e scientifica. In Francia, ebbero dapprima notevole popolarità le teorie di Charles Le Brun, che tentò di dare un inquadramento scientifico alla fisiognomica, basandosi anche sulle teorie dello zoomorfismo di Giambattista della Porta con un successo tale da indirizzare le scelte degli ambasciatori di Luigi XIV sulla base dellanalisi delle caratteristiche dei visi e dei crani dei candidati. Il successo di questo pensiero trovò notevoli riscontri anche allestero, anche a causa della centralità politica, sociale e culturale di cui godeva la corte francese in Europa, e finì col costituire lanello di congiunzione fra la componente magica del Cinquecento e quella razionalista del Seicento. Il passo successivo fu dunque quello compiuto dal pensiero di filosofi e scienziati quali Francesco Bacone, Renato Cartesio e Baruch Spinoza, i quali diedero alla cultura europea una concezione delluomo come parte integrante di una realtà naturale più ampia, sempre indagabile scientificamente e razionalmente.

Lo studio di questa razionalità e dei moti dellanimo umano cominciarono di conseguenza a caratterizzare numerosi ritratti ed autoritratti dellepoca. Esempio di questo nuovo sentire artistico è l Autoritratto di Gian Lorenzo Bernini di Galleria Borghese: dipinto nel 1623 circa, rivela una notevole immediatezza e unefficace introspezione psicologica, generata dallespressione corrucciata e dal taglio compositivo insolito, allaltezza delle spalle.

Indagine psicologica e riflessione autobiografica si fanno elementi ancor più centrali e drammatici nellautoritratto che Caravaggio ambientò nel Davide con la testa di Golia 1606-10. Il pittore raffigurò le proprie sembianze nella testa di Golia, recisa e grondante sangue, mentre sulla spada impugnata da Davide liscrizione "H-AS O S" è interpretata come unabbreviazione del motto agostiniano "Humilitas occidit superbiam" "Lumiltà uccide la superbia": si tratterebbe quindi di una simbolica dichiarazione di pentimento del pittore per la superbia che lo spinse ad assassinare a Roma Ranuccio Tomassoni nel 1606, rimediando una condanna a morte proprio per decapitazione.

Analoga raffigurazione del proprio volto è quella operata da Cristofano Allori nel dipinto Giuditta con la testa di Olofrene del 1613.

                                     

4.2. Le molteplici direttive dellautoritratto seicentesco Lautoritratto come segno distintivo professionale

Nel frattempo, rimaneva pure in voga la chiave espressiva più tradizionale dellautoritratto, ossia la testimonianza della propria attività pittorica. Le ambientazioni si fecero tuttavia sempre più preziose ed aristocratiche, come ad esempio in Las Meninas 1656 di Diego Velázquez, dove "la scenografia nobile è occasione di una composizione singolare e prodigiosamente elaborata, che ne fa unesaltazione misteriosa e sapiente dellarte della pittura oltre che del personaggio stesso del pittore". La sua posizione defilata e incongrua nella composizione, i diversi piani prospettici e luministici in cui si trovano le figure, ma soprattutto la presenza del Re e della Regina riflessi nello specchio, allo stesso tempo personaggi e osservatori della scena, in una contrapposizione interno/esterno rispetto al dipinto ripresa dal Ritratto dei coniugi Arnolfini, creano una caoticità compositiva voluta e raffinata che fa del dipinto il "capolavoro riassuntivo dellarte spagnola e supremo esempio di ritratto di gruppo".

In termini analoghi, nell Autoritratto di Nicolas Poussin, eseguito nel 1650, lambientazione allinterno dell atelier, la figura dipinta che si intravede sullo sfondo, probabilmente unallegoria della Pittura, la posa eretta, lo sguardo fermo, la toga dal gusto classico, il prezioso anello e la cartella di disegni tenuta in mano qualificano lartista come "principe della pittura".

Infine, quello dellartista al lavoro fu un tema particolarmente caro alle donne pittrici: già Sofonisba Anguissola aveva inaugurato nel Cinquecento questo particolare filone femminile, sviluppato nel secolo successivo da Artemisia Gentileschi con un Autoritratto come pittrice e con il celebre Autoritratto come allegoria della Pittura 1638, portatore al contempo di significati simbolici e allegorici.

                                     

4.3. Le molteplici direttive dellautoritratto seicentesco Gli autoritratti di gruppo

Laristocraticità dellambientazione o degli atteggiamenti in cui il pittore si raffigurava caratterizzarono anche il terzo filone seicentesco, quello dellautoritratto "di gruppo", in cui gli artisti si ritraevano in compagnia di altre persone, in genere amici o familiari, particolarmente in voga in ambito nordico, e specialmente fiammingo, e in generale tutta la produzione di autoritratti in quelle aree geografiche. Pittori particolarmente rappresentativi in questo senso furono in particolare Antoon van Dyck e Pieter Paul Rubens.

Del primo, la ricercatezza delle vesti e lespressività del volto caratterizzano la serie di quattro autoritratti giovanili dipinti tra il 1613 e il 1623 e conservati a Vienna, Monaco, New York e San Pietroburgo, caratteristiche ancora più evidenti nel più maturo Autoritratto con girasole del 1632-33. Emblematico invece del soggetto di gruppo è invece l Autoritratto con Sir Endymion Porter 1635. Lopera da un lato evidenzia il legame di profonda amicizia fra lartista e Endymion Porter, la cui solidità sembra suggerita dalla roccia su cui entrambi posano la mano. Al contempo tuttavia è sottolineato il divario sociale che divide i due soggetti: Porter, uno dei principali esponenti della corte di Carlo I, è raffigurato in posizione quasi frontale, con lo sguardo fermo verso quello dellosservatore, oltre che riccamente abbigliato; Van Dyck al contrario è ripreso di tre quarti, con unespressione quasi intimidita e una posa più modesta, oltre che vestito in modo più semplice.

Di Rubens, oltre ad alcuni autoritratti autonomi, se ne ricordano parecchi di gruppo, tanto da far considerare lautore il principale esponente di questo filone: l Autoritratto con amici a Mantova 1602-04, l Autoritratto con la moglie Isabella Brant 1609-10, l Autoritratto con la moglie e il figlio 1638 e l Autoritratto con il figlio Alberto. Appartenente a questo stesso genere, ma al contempo esempio di autoritratto e ritratto "delegato", in cui i soggetti vestono i panni di altri personaggi, reali o di fantasia, è il dipinto I quattro filosofi 1611-12, in cui Rubens appare in piedi sulla sinistra con lo sguardo a cercare quello dellosservatore, secondo la consuetudine degli autoritratti "ambientati" tardo-quattrocenteschi.

                                     

4.4. Le molteplici direttive dellautoritratto seicentesco Lautoritratto delegato

La diffusione di ritratti "allegorici", in cui il soggetto veniva raffigurato nei panni di un personaggio storico o mitologico o di fantasia, toccò anche la produzione degli autoritratti, innestandosi sul tradizionale filone degli autoritratti delegati, nei quali si diffusero sempre più ambientazioni mitologiche specialmente nel XV e nel XVI secolo e arcadiche tra il XVII e il XVIII secolo, e contenuti allegorici.

Fra le più note raffigurazioni di sé in panni altrui che i pittori del Seicento lasciarono cè l Autoritratto in veste di guerriero di Salvator Rosa, realizzato negli anni quaranta. In esso il pittore si raffigura come guerriero, con in mano una spada e sullo sfondo un fucile e una tromba, al fine di dare di sé unimmagine di uomo ribelle, impulsivo e bellicoso, come in effetti era. Ma al contempo lo sguardo lascia intravedere un senso di solitudine e una malinconia difficilmente mascherabili. Differente e meno nota è la variante di profilo.

Così come la tradizione del ritratto allegorico riguardò massimamente la raffigurazione di soggetti femminili, allo stesso modo luso di raffigurarsi in panni altrui si fece ricorrente nel repertorio delle donne pittrici, fra le quali spicca Artemisia Gentileschi, autrice di un Autoritratto come martire 1615, di un Autoritratto come suonatrice di liuto 1615-17 e di un Autoritratto come allegoria della Pittura 1638.

                                     

4.5. Le molteplici direttive dellautoritratto seicentesco Gli autoritratti di Rembrandt

Al pari di Dürer, Rembrandt si dedicò allautoraffigurazione con particolare costanza, lasciando quarantasei autoritratti, disegnati e dipinti, che condensano tutti i filoni tipici della produzione seicentesca.

Quello che più colpisce è tuttavia il loro essere tasselli di una lunga e precisa autobiografia per immagini, fisica, morale e familiare. Il primo Autoritratto con gorgiera 1629 restituisce limmagine di un giovane spavaldo, l Autoritratto con Saskia nella parabola del figliol prodigo 1635 è una testimonianza della spensieratezza del pittore con la moglie, mentre l Autoritratto a trentaquattro anni del 1640, ispirato al modello del Ritratto di Baldassarre Castiglione che Rembrandt aveva cercato invano di acquistare ad unasta tenuta ad Amsterdam lanno precedente, segna lapice dei successi personali e professionali dellartista. Da quel momento cominciò un lento declino umano, con la morte della moglie Saskia nel 1642, del figlio Titus nel 1668, i problemi con la committenza, le difficoltà finanziarie che lo costrinsero a vendere i suoi beni e la vecchiaia incombente. Furono proprio gli autoritratti che, nel tentativo di trasmettere sulla tela la propria crescente sofferenza, diedero a Rembrandt lintuizione di operare quel progressivo disfacimento della pennellata e della materia pittorica che cancellò le tracce della luminosa e squillante precisione dei dipinti giovanili, secondo un percorso stilistico che provocò lo stupore dei contemporanei e che ebbe come unico precedente il "non finito" tizianesco. In quello noto come Ultimo autoritratto 1669 limmagine del pittore è ormai quella di un vecchio solo, in cui solo la dignità dello sguardo riesce a bilanciare i devastanti segni che il tempo le difficoltà hanno lasciato sul volto. Anche la produzione ritrattistica del pittore nasconde spesso unanaloga introspezione autobiografica: i ritratti delle persone a lui vicine manifestano sempre affetto e tenerezza: Saskia col fiore rosso 1641 è lultimo toccante omaggio tributato alla moglie, ormai morente e con il volto segnato dalla tubercolosi, da Rembrandt, del quale "ogni ritratto è un autoritratto".

                                     

5. Dopo Rembrandt: lautoritratto nel Settecento

Le ricerche di Rembrandt chiusero idealmente la stagione della sperimentazione e della codifica del genere dellautoritratto, stagione che andò approssimativamente dal XV al XVII secolo e che portò il genere ad avere una sua importanza ed autonomia nella tradizione artistica europea.

Nella pittura del XVIII secolo, dominata dal tema del racconto, lautoritratto tornò ad una tradizionale raffigurazione del pittore volta a sottolinearne il ruolo di artista, come nell Autoritratto col cane 1745 di William Hogarth, raffigurazione non di sé ma del proprio autoritratto, come ai tempi del Perugino e del Pinturicchio, o nell Autoritratto nello studio 1793-95 di Francisco Goya, curioso dal punto di vista sia dellabbigliamento che della resa luministica; lo spagnolo si ritrasse inoltre ne La famiglia dellinfante don Louis 1783-84, con la medesima soluzione compositiva adottata da Velazquez in Las meninas, e in Goya curato dal dottor Arrieta 1820.

In questo genere di opere, in cui il pittore sottolineava il proprio ruolo, era usanza autoritrarsi in ambienti sontuosi e in abiti eleganti, sfoggiando le medaglie e i riconoscimenti continuamente concessi dai loro mecenati: non solo si descriveva la professione, ma se ne rivendicava il prestigio.

Pure il temperamento umano rimase oggetto di indagine della ritrattistica settecentesca, come ad esempio nell Autoritratto 1775 di Jean-Baptiste Chardin. Notevoli furono inoltre, sul finire del secolo, alcuni autoritratti di Anton Raphael Mengs e di Jacques-Louis David.

                                     

6.1. LOttocento Il recupero della polarità fra raffigurazione sociale e introspezione psichica

La tendenza del XIX secolo fu quella di recuperare lantica polarità che aveva guidato i pittori nella raffigurazione del proprio volto, ossia quella fra affermazione del loro ruolo pittorico e introspezione psicologica. Sul primo versante notevole è la produzione di Gustave Courbet, che nei suoi numerosi autoritratti ricercò sempre la propria rivendicazione sociale; il più celebre è senza dubbio LAtelier 1854-55, che, come spiegato dallo stesso Courbet in una lettera a Jules Champfleury, rappresenta simbolicamente la storia della propria carriera di pittore. Allo stesso modo, Jean-Auguste-Dominique Ingres, Jean-Baptiste Camille Corot, James Abbott McNeill Whistler, Camille Pissarro e Claude Monet prestarono sempre attenzione allimmagine che volevano dare di sé e del proprio ruolo.

Caratteristiche del tutto peculiari sono quelle registrate nellambito del romanticismo nei primi anni del XIX secolo. In questo contesto si ebbe un profondo mutamento del ruolo dellartista nella società: i giovani pittori romantici cominciarono a considerare larte una vocazione, più che una normale professione, e la carriera artistica tendeva a diventare una libera scelta dei giovani, anche in contrasto con le famiglie, a tal punto che il dedicare la propria vita allarte veniva spesso considerato un atto di ribellione familiare e sociale. Ecco quindi che negli autoritratti dellepoca, e specialmente in quelli giovanili, compaiono pose e sguardi arroganti. Lenfatizzazione del concetto di vocazione allarte come scelta esistenziale portò sempre più spesso a uno snobismo nei confronti dei guadagni e della realizzazione economica e sociale, oltre che un diverso approccio, se non addirittura un rifiuto, verso la committenza, e crebbe di conseguenza lostentazione negli autoritratti di atteggiamenti di sufficienza. Il rifiuto stesso di considerare larte una professione contribuì a diffondere la moda di ritrarsi senza gli attributi professionali e non più nellatto di dipingere, davanti al cavalletto e con in mano la tavolozza e il pennello. Gli abiti, da lussuosi quali erano negli autoritratti settecenteschi, si fecero poco curati e spesso indossati con negligenza: le camicie diventarono scollate, le cravatte male annodate le capigliature scarmigliate, in stile byroniano. Identiche caratteristiche si possono riscontrare nei ritratti che i pittori romantici facevano ad altri artisti, letterati e musicisti.

Sul secondo versante, quello dellintrospezione psicologica, il tema si fece nellOttocento particolarmente profondo e drammatico, sulla scorta dellinteresse per la psiche umana sfociato sul finire del secolo nella fondazione della psicoanalisi da parte di Sigmund Freud. Ugualmente rilevante fu la nuova dimensione sociale in cui gli artisti si trovarono a vivere, non più professionisti dalla notevole caratura culturale e dal grande riconoscimento sociale ed economico, bensì, sempre più spesso, personalità isolate in un mondo borghese da loro giudicato ipocrita e conformista.

La drammaticità di queste condizioni fu evidente negli autoritratti di Vincent van Gogh, probabilmente il principale artista dai tempi di Rembrandt, anchegli olandese tra quelli che fecero della propria immagine un soggetto ricorrente della propria pittura, in chiave di racconto autobiografico. Allepoca dei ricoveri in ospedale e nel manicomio psichiatrico 1889, Van Gogh dipinse numerosi autoritratti dal notevole impatto psicologico. Nell Autoritratto con la pipa il pittore si mostrò con lorecchio sinistro, che si era tagliato in un gesto di autolesionismo, bendato, in un impianto cromatico dominato dalle stridenze fra colori complementari. Nell Autoritratto con lorecchio bendato il viso appare emaciato, lo sguardo assente e labbigliamento suggerisce chiusura e isolamento nei confronti dellosservatore e dellambiente esterno. Analogamente, nell Autoritratto conservato al Museo dOrsay lartista si presenta teso, al contempo aggressivo ed intimorito, su uno sfondo del tutto astratto, le cui vorticose pennellate ingenerano un effetto psichico particolarissimo.

Negli stessi anni, Paul Gauguin maturò una vera e propria ossessione per la propria immagine. I dipinti I miserabili 1888, dedicato proprio a Van Gogh, Autoritratto con tavolozza 1891 e Autoritratto con cappello 1893 comunicano astio e spavalderia; in un Autoritratto del 1889 arrivò a ritrarsi in una sorta di personificazione di Satana: laureola e lambientazione stretta fra le mele e il serpente suggeriscono infatti limmagine dellangelo caduto, mentre lo sguardo altezzoso suggerisce disprezzo per il mondo.

Profondamente introspettivo è pure l Autoritratto con sigaretta 1895 di Edvard Munch.

                                     

6.2. LOttocento Linfluenza della fotografia

Nella prima metà del secolo fece la comparsa nella storia dellarte la fotografia, con la sua carica di novità e la possibile conflittualità con la tecnica pittorica. Tuttavia alcuni pittori sfruttarono le potenzialità tecniche del mezzo fotografico a loro vantaggio. In fatto di autoritratti, ma in generale in buona parte della sua produzione pittorica, Edgar Degas rese piuttosto manifeste queste potenzialità. Il dipinto Degas che saluta 1863, pur non costituendo probabilmente una copia, potrebbe comunque derivare da unattenta osservazione di una fotografia: lo si desume innanzitutto dallassenza delle inversioni destra-sinistra tipiche dei dipinti eseguiti allo specchio; inoltre dellartista è pervenuta fino ai giorni nostri una fotografia fortemente somigliante, quanto a tema e impostazione, a questo autoritratto. È stato inoltre visto nel gesto del saluto una sorta di commiato ad una forma di figurazione allepoca ritenuta sul punto di scomparire, proprio a causa della concorrenza della fotografia. In questo come in altri autoritratti, Degas si tenne ben lontano dalle drammatiche raffigurazioni interiori di alcuni suoi colleghi, preferendo piuttosto mostrarsi come un raffinato ed elegante dandy, perfettamente integrato e a suo agio nella società.

                                     

7. Il Novecento

Ormai pienamente indagato e codificato, il genere dellautoritratto chiuse la sua stagione più felice con la fine del XIX secolo, pur non essendosi mai verificato un suo radicale abbandono. Nei primi anni del Novecento la sensibilità espressionista diede vita a raffigurazioni in cui il tormento interiore, lalienazione sociale e il racconto della tragedia bellica sono alla base di scelte stilistiche peculiari, in continuità con lintrospezione psicologica ricercata dai pittori del secolo precedente. Significativi in questo senso sono gli autoritratti di Picasso, Max Beckmann ed Ernst Ludwig Kirchner.

Non ancora del tutto abbandonato da parte dei pittori futuristi Luigi Russolo, surrealisti Max Ernst e Hans Bellmer e della Nuova Oggettività Otto Dix, lautoritratto cessò di essere praticato, al pari di ogni altra forma di figurazione, con lavvento dellastrazione, salvo per quei movimenti che ad essi si opponevano in nome di un auspicato "ritorno allordine", per poi conoscere una certa rinascita grazie alla Nuova figurazione e alla Pop art, nel cui ambito si ritrovano spesso modelli comunicativi di stampo espressionista, rinnovati dalle contaminazioni fra pittura, grafica e fotografia, con momenti notevoli da parte di Andy Warhol e Francis Bacon.

Del tutto particolari sono gli autoritratti della messicana Frida Kahlo, che incentrò sullautoraffigurazione buona parte della propria ricerca artistica. Con uno stile raffigurativo tipico dellarte indio-messicana e profondamente influenzato tanto dal surrealismo quanto dallo stile naïf di Diego Rivera, la pittrice condensò nei propri ritratti i suoi tormenti personali, dovuti al grave incidente giovanile, alla conseguente malattia, alle gravidanze interrotte, al burrascoso matrimonio con Rivera, ma anche tematiche sociali e politiche, legate al femminismo e alla lotta per i diritti degli indios messicani.

                                     

8. Collezioni e mostre di autoritratti

La più ricca ed importante collezione al mondo di autoritratti è quella conservata e solo parzialmente esposta nel Corridoio Vasariano a Firenze: inaugurata da Leopoldo de Medici nel 1664, che cominciò ad accumulare opere acquistate o commissionate appositamente, si ampliò con i secoli fino allacquisizione della collezione di circa trecento ritratti del XX secolo di Raimondo Rezzonico nel 2006 da parte della Galleria degli Uffizi, a cui il Corridoio appartiene. Oggi la collezione ammonta a più di 1700 opere.

Fra le esposizioni, notevole fu quella che si tenne nel 1916 a Milano, organizzata dalla Famiglia artistica, durante la quale furono esposti autoritratti dei soci del sodalizio, in unantologica dei principali artisti italiani a cavallo fra Ottocento e Novecento, tra cui Gerolamo Induno, Giovanni Carnovali, Umberto Boccioni, Vincenzo Gemito, Gaetano Previati e Aldo Carpi.

Nel 2005 fu organizzata alla National Portrait Gallery di Londra Self portrait: Renaissance to contemporary, unampia mostra di autoritratti dal Rinascimento alla contemporaneità, curata da Anthony Bond e Joanna Woodall, con opere in buona parte provenienti dal Corridoio Vasariano.

                                     

9. Lautoritratto nellarte extraeuropea

Al di fuori dellarte europea e occidentale in genere, lautoritratto è un genere poco diffuso se non del tutto sconosciuto.

Larte indiana, salvi episodi recenti e non illustri, non ha mai elaborato nulla di assimilabile allautoritratto. Ciò si spiega con il carattere sacro, pubblico e impersonale dellarte, con la scarsa attenzione ai tratti fisici delle persone, con la scarsa consistenza del genere del ritratto, oltre che con un ruolo del tutto artigianale di scultori e pittori, simile a quello rinvenibile nellEuropa medievale: non solo la loro personalità, ma persino la loro stessa identità non erano considerate significative nel processo di creazione artistica, processo di solito collettivo data la monumentalità dellarte indiana, a tal punto che non era abitudine dellartigiano lasciare la propria firma o altre tracce di sé né nelle opere né, salve eccezioni, nelle cronache.

Allarte dei nativi americani il concetto di autoritratto è stato estraneo fino alla metà dellOttocento, quando hanno cominciato a comparire episodi di autoraffigurazione sullonda dellassimilazione di modelli culturali e artistici occidentali. È stato ipotizzato che lorigine dellassimilazione della pratica di autoritrarsi sia da ricercare nella prigionia di alcuni indiani delle pianure del sud a Fort Marion nel 1870. Da allora il genere, per quanto secondario, ha conosciuto un certo sviluppo, tanto che è possibile delinearne le caratteristiche più ricorrenti. È stato infatti notato che lautoritratto nellarte nativa ha come tema dominante lidentità culturale: in chiave di celebrazione del patrimonio culturale o di stimolo allintegrazione, di denuncia delle difficoltà di convivenza o di tentativo di superamento degli stereotipi. Inoltre, la forte influenza che la fotografia esercita sullarte degli indiani dAmerica riguarda anche lautoritratto. Recentemente sono state organizzate negli Stati Uniti due mostre di autoriratti di artisti nativi: About Face, allestita nel 2005-06 al Wheelwright Museum of the American Indian di Santa Fe, e Blood Memories, tenuta al Tweed Museum di Duluth nel 2013-14.

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