ⓘ Benvenuto Ratto è stato un ufficiale italiano, decorato di Medaglia doro al valor militare. Ha combattuto durante la seconda guerra mondiale, con il grado di te ..

                                     

ⓘ Benvenuto Ratto

Benvenuto Ratto è stato un ufficiale italiano, decorato di Medaglia doro al valor militare. Ha combattuto durante la seconda guerra mondiale, con il grado di tenente spe, quale comandante della 70ª compagnia del Battaglione Gemona dell8º Reggimento Alpini della Divisione Julia. Nella campagna di Grecia si è distinto in numerosi fatti darme, ricevendone quattro medaglie al valor militare. È ricordato, infine, per aver conquistato e difeso con valore leggendario, insieme ai suoi alpini, la quota 1615 del Monte Golico, in Albania, prima di cadere in combattimento. A lui sono dedicati lAula Magna dellIstituto Tecnico Boselli di Savona e vari fortini.

                                     

1. Biografia

Fronte greco 7 marzo 1941: Sul Golico la battaglia infuria violentemente e tutti i collegamenti dei reparti con il comando di divisione sono interrotti. Gli alpini si battono con valore leggendario. Il comandante della 70ª compagnia del "Gemona", tenente Benvenuto Ratto, di Ceva Cuneo che già si è meritato tre ricompense al valore dallinizio della campagna sul fronte greco, cade alla testa dei suoi alpini e alla sua memoria viene conferita la medaglia doro al valor militare. Dopo che la posizione era stata abbandonata sotto la pressione di forze preponderanti, la riconquista di slancio e pur essendo ferito, abbarbicato alle rocce con i suoi alpini, resiste ai ripetuti attacchi fino a quando trova morte gloriosa nellinfuriare della battaglia.

                                     

1.1. Biografia Origini familiari

Benvenuto Ratto, nato a Ceva nel 1915, anche se vissuto a Savona, era il secondo figlio del cap. cav. Giuseppe 1876-1961, di antica e nobile famiglia di Prunetto Alta Val Bormida, e della nob. Caterina Agnese Ferraro 1873-1971, trascorse la sua infanzia e giovinezza a Savona dove compì anche gli studi superiori, vivacissimo Aspirante dellAssociazione Giov. Cattolica G. Tovini, prima di entrare alla R. Accademia di Fanteria e Cavalleria di Modena. Da tenente, Comandante la 70ª Compagnia, Nuto cadde eroicamente il 7 marzo 1941, sul Monte Golico, alla quota 1615 che aveva conquistato con la sua Compagnia, a seguito di ferita toracica in combattimento. Venne sepolto nel cimitero militare di Monastir Codra tomba n. 4. Giunse a valle, nel tricolore, portato a spalla dai suoi alpini. Suo erede il fratello primogenito prof. dott. Aldo Ratto 1912-1974, cap. della riserva artiglieria alpina, sposato al Santuario di Savona con la nob. donna Laura Vaquer 1911-2005, figlia del nob. cav. don Lorenzo, presidente della S.Corte di Cassazione, commendatore di SS. Maurizio e Lazzaro, comm. della Corona dItalia, già Presidente del Tribunale di Savona, e della nob. Maria Carbone, figlia del Ten. Gen. Domenico, Ispettore Generale del Genio, già Comandante del Genio della III Armata, Cavaliere dellOrdine Militare di Savoia e di donna Marina Valerio, di Villalvernia, insieme al nipote Fausto Ratto-Vaquer, cap. di l.c., già consigliere naz. di Confcommercio e presidente di Anipo.

Armoriale delle famiglie italiane Ra Ratto Vaquer, di antica origine piemontese, un ramo fu aggregata allalbergo Cybo tra le famiglie del patriziato genovese; i rami passati nuovamente in Piemonte fiorirono in Rivoli, Villafranca e in Prunetto.

                                     

1.2. Biografia Studi e carriera militare

Entrato nella R. Accademia di Fanteria e Cavalleria, arma di Fanteria, in Modena l11 ottobre 1934. Sottotenente in s.p.e. nellarma di Fanteria dal 1º ottobre 1936 R.D. 17 settembre 1936, frequentò da Ufficiale l8º Corso della Scuola di applicazione di Fanteria a Parma Compagnia "I Monti" dove, dopo aver prestato giuramento di fedeltà l8 novembre 1936, uscì come capo corso. Tale nell8º Reggimento Alpini D.M. 24 ottobre 1937. Tenente con anzianità 1º ottobre 1938 R.D. 7 ottobre 1938.

Partito per lAlbania con l8º Reggimento Alpini ed imbarcato a Bari il 16 aprile 1939, sbarcato a Durazzo il giorno successivo. Partito per lItalia il 15 agosto 1939, perché comandato al corso istruttori dalpinismo presso la scuola centrale dalpinismo Aosta. Ripartito per lAlbania ed imbarcatosi a Bari il 28 agosto 1939, sbarcato a Durazzo il 29 successivo. In territorio dichiarato in stato di guerra il 28 ottobre 1940.

Brillantissimo Ufficiale, partecipò in Albania alla campagna di Grecia, dimostrando grande valore ed umanità. I giornali dellepoca parlano delle sue gesta, definendolo "linafferrabile" e "lalpino leggendario". Prima di cadere sul Monte Golico Q. 1615 che aveva conquistato e difeso, come Comandante della 70ª Compagnia del Battaglione Gemona, dell8º Reggimento Alpini "Julia" O là. o rompi! era stato proposto per una promozione a capitano per meriti di guerra.

A soli venticinque anni venne decorato di una medaglia doro al valor militare, una medaglia dargento al v.m. e due medaglie di bronzo al v.m. Iscritto allIstituto del Nastro Azzurro per la provincia di Savona, perché, sebbene nativo di Ceva, aveva passato la sua giovinezza a Savona. Gli è stato riconosciuto un particolare emblema araldico, relativo alle sue quattro medaglie al valor militare.



                                     

1.3. Biografia Riconoscimenti e testimonianze

Sono a lui intitolati: lAula Magna dellIstituto P. Boselli in Savona dal 1º giugno 1950, il villaggio popolare in costruzione alle Fornaci Savona e vari fortini Col di Nava e a.

"Gli episodi nei quali rifulgeva il valore dei nostri soldati della montagna si moltiplicavano. Vi furono compagnie, come ad esempio la 70ª del Bat. Gemona, comandata dal tenente Ratto, caduto sul campo che in quindici giorni sostenne una trentina di combattimenti per prendere e riprendere posizioni".

Da uno dei nostri inviati di guerra: Dal fronte greco 20 gennaio 1941. Incredibile incolumità. poiché oltre a uno spirito di battaglione, esiste anche uno spirito di reggimento e di divisione, voglio presentare subito il tenente R., già proposto per una promozione per meriti di guerra e due ricompense al valor militare la guerra non è ancora finita. Il tenente R., a detta di tutti, è uno degli ufficiali più in gamba della "Julia", dotato di unincredibile incolumità. Certo a sentire quello che ha fatto, uscendone sempre sano e salvo, cè da rimanere sbalorditi. Gli stessi nemici ormai conoscono da lontano il trillo del fischietto con cui dà agli uomini il segnale dellassalto. Lo temono e tentano tutti gli stratagemmi pur di catturarlo. Ma R., oltreché invulnerabile è anche imprendibile./Pochi giorni fa un numeroso gruppo di nemici si era portato sotto le posizioni di R. senza sparare, gridando alle sentinelle in italiano di cessare il fuoco perché era intervenuto un armistizio. Gli alpini, si sa sono ragazzoni ingenui, però di fronte allo strano contegno del gruppetto nemico, non abboccarono allamo e corsero subito a chiamare il tenente. Ma il tenente, che aveva già avvertito per conto suo qualcosa dinsolito, si precipitava avanti lanciando bombe a mano e urlando: "Sparate, perdio sparate!". Fecero appena in tempo a respingere quei traditori, che dalle loro linee si apriva un fuoco infernale./Unaltra volta la compagnia di R., di retroguardia alla Divisione, fu circondata da un numero soverchiante di nemici, i quali gridavano: "Questa volta ci sei, R., questa volta ci sei!". Ma R. tirò fuori il suo fischietto e si aprì la strada a colpi di bombe a mano attraverso una violentissima e accanita sparatoria. Anche quella notte se la cavò con poche perdite per la sua compagnia. Larticolo sulla Gazzetta del Popolo del 20 gennaio 1941, fu ripreso da analogo articolo del Giornale di Savona del 28 febbraio, svelando a chi non lo sapesse cosa celava la sigla del tenente R.

In Grecia: sul Golico. Alla Memoria di Ratto, di Prampero Cavarzerani. Andiamo, Riolino, il moschetto,/le bombe,/lì puoi, se sul petto/la mano io poso,/ripalpita forte il mio cuore;/un senso stamane mi prende/ dorrore,/pur oso/e penso/che morte mincombe,/che non tornerò. Sono triste…/La pioggia di bombe che insiste,/che fischia,/che schianta,/che traccia la neve di fumo/un solco,/sconquassa/le membra ai miei prodi/la neve si tinge di rosso,/di sangue simbeve/nel forte mi vuol della mischia./Mi segue la mia Compagnia?/Mi vengono dietro i miei prodi?/Riolino, non odi,/non vedi quel greco ufficiale,/che ritto si sta sulla quota?/Riolino il moschetto,/le bombe…/Stavolta lelmetto/che vale/al greco ufficiale?/E ruzzola giù per la neve/quel cencio, qual masso,/che più non ha forma/il greco ufficiale./-Non dorma/lardito plotone!/Avanti! Allassalto!/Andiamo, Riolino, il moschetto,/le bombe…/Ahi, mamma, qui al petto/che male, che sangue…/Non dorma lardito plotone!/Avanti!/Io muoio, Riolino, Che spasimo atroce…/Non resti mia spoglia al nemico…/- tenente, tenente… -/Ma più non ha voce,/non sente/lardito tenente./È morto!/- Or dove lo porto?-/La pioggia di bombe,/che insiste,/ che fischia,/che schianta,/che traccia la neve di fumo/un solco,/sconquassa/le membra de prodi/la neve si tinge di rosso,/di sangue simbeve/fa forte il furor de la mischia!/Riolino, seduto,/impugna al tenente caduto/i piè: li tien stretti a le spalle/e, come trainando una slitta,/sedato,/giù, giù per la neve/del Golico scivola a valle,/giù, giù in Val Vojussa,/ i piè sempre stretti a le spalle/e i piedi del morto tenente,/che più non ha voce,/non sente!/Ho visto una candida croce/in plaga remota/Gli Alpini hanno preso la quota/. Quota 1615.