ⓘ Fausto Rossano. Già dalla sua scomparsa nasce lidea di organizzare periodicamente incontri nei quali poter riflettere sulla sua eredità culturale, in ambito lav ..

                                     

ⓘ Fausto Rossano

Già dalla sua scomparsa nasce lidea di organizzare periodicamente incontri nei quali poter riflettere sulla sua eredità culturale, in ambito lavorativo e non solo. E nel dicembre 2013 si tiene a Napoli, alla Villa Doria dAngri, messa a disposizione dalla Università degli Studi di Napoli Parthenope, il Congresso nazionale "La forma della psichiatria: passione e pratiche" proprio nel ricordo del lavoro di Fausto Rossano con un doppio sguardo: uno consapevole e critico sul passato e laltro proiettato verso i possibili scenari futuri. Nel 2015 si svolge la prima edizione del Premio cinematografico "Fausto Rossano per il pieno diritto alla salute", manifestazione annuale che nasce dalla specifica sensibilità del primogenito di Fausto e Paola, Marco, sociologo visuale e documentarista, e vede tra gli organizzatori lAssociazione Premio Fausto Rossano, lAIPA Napoli, lAIRSaM, il Centro Studi Antonio D’Errico, la GESCO, lAssociazione" Cinema e Diritti”, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli. Ogni anno lorganizzazione del Premio sceglie i temi su cui focalizzare lattenzione tra quelli inerenti il diritto alla salute delle persone, delle minoranze, degli ultimi, dei più deboli, degli emarginati e, in generale, il disagio sociale e la sofferenza umana, psichica e non. Dopo la pubblicazione del bando di concorso, una giuria di addetti ai lavori nei diversi ambiti degli argomenti individuati, coadiuvata da professionisti e tecnici del settore cinematografico e audiovisivo, selezionano i lavori migliori che vengono proiettati durante le fasi finali del premio, tra dibattiti, incontri ed iniziative itineranti, aperte alla cittadinanza ed alle scolaresche, volti a dare forza, voce e centralità al diritto alla salute fisica e mentale, in tutte le sue forme, laddove ignorato, trascurato o calpestato. Il Premio è rivolto agli autori di opere audiovisive di tutti i generi, purché trattino uno dei differenti aspetti connessi con il diritto alla salute intesa come" pieno benessere fisico, psichico e sociale”. Le centinaia di pellicole partecipanti sono di produzione sia nazionale che internazionale, con particolare riferimento allarea mediterranea, e vengono suddivise nelle due categorie dei lungometraggi e cortometraggi.

                                     

1.1. Dismissione del Bianchi di Napoli LUfficio Speciale per la Dismissione

Nel 1995 Fausto Rossano, da Piedimonte Matese, dove nel 1990, a quarantaquattro anni, era diventato Primario psichiatra di ruolo e Capo Servizio del Dipartimento di Salute Mentale dellU.S.L. n. 12, il primo in Campania ad essere istituito conformemente ai dettami della Legge Basaglia del 1978, nel 1995 viene chiamato in comando regionale per missione a ricoprire lincarico di ultimo Direttore sanitario dellex Ospedale Psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, con il precipuo compito di attivare tutti i passi necessari per la sua definitiva dismissione. Infatti, nel dicembre 1994 era stata approvata la Legge Finanziaria per il 1995, in cui si disponeva la chiusura di tutti i manicomi al 31 dicembre 1996. Con questa Legge lo Stato italiano mostra di essersi finalmente accorto che, dal 1978, quando si era deciso che si sarebbero dovuti chiudere i manicomi e si sarebbe dovuta seguire una ben diversa modalità di assistenza per i bisogni psichiatrici, molti manicomi in Italia sono ancora aperti e ciò comporta che si spenda un fiume di denaro con il pretesto di assistere / ospitare alcune migliaia di "relitti della società": si pagano psichiatri, infermieri, assistenti a vario titolo, vitto, riscaldamento. E allora si dà un termine: entro un anno tutti fuori e si chiude! Ma per Fausto Rossano, che, a poco meno di cinquanta anni, ha già avuto ampia esperienza di entrambi i fronti della psichiatria contemporanea quella ospedaliera e quella territoriale, la realtà del manicomio come "residuo" da smaltire entro un termine prestabilito non è accettabile, per cui si batte, e vince, affinché il processo di dismissione venga visto come un percorso sanitario e non come un mero adempimento burocratico. È in nome di questo fondamentale principio, teso ad impedire che, chiusi i manicomi, si creino realtà parallele di reclusione ed emarginazione, magari nel circuito della sanità privata, pronte ad accogliere le centinaia di ospiti in dismissione, che Rossano chiede ed ottiene dalla Direzione dellASL NA1 la creazione di un Ufficio Speciale per la Dismissione, posto sotto la diretta responsabilità della Direzione generale, in modo da perseguire la massima efficacia possibile in un cammino che ben presto si mostra estremamente complesso.

                                     

1.2. Dismissione del Bianchi di Napoli Le fasi della dismissione

Se non si tratta di "sbaraccare", di svuotare al più presto le camerate dei reparti ancora piene, al 1995, di quasi un migliaio di ospiti poco meno di ottocento al Bianchi e poco più di un paio di centinaia al Frullone, allora si deve immaginare per loro qualcosa che mai, nella storia della psichiatria manicomiale, era stato realizzato: occorre attivare il percorso inverso a quello di istituzionalizzazione che hanno sperimentato entrando nel manicomio; occorre ridare loro identità, sapere chi sono, ricostruire le loro provenienze, rendersi conto di quali relazioni di amicizia abbiano intrecciato nei lunghi anni del manicomio con gli altri ospiti come loro, percepire se siano nati sentimenti affettivi. E allora, ancor prima di passare alla dismissione, lUfficio speciale, che, volutamente, affianca alle competenze psichiatriche quelle amministrative e tecniche, stila un percorso, quella che, molto dopo, si sarebbe detta una road map, che nel 1998 Rossano presenta in un Convegno riassunto come riportato nella tabella.

                                     

1.3. Dismissione del Bianchi di Napoli Lapertura del Bianchi

Il salone del padiglione amministrativo viene aperto a complessi ed artisti, come il maestro Roberto de Simone o i Maedia Aetas con Virgilio Villani, che lo utilizzano per le loro prove e, ovviamente, le prove sono aperte agli ospiti. Il progetto è di far uscire i reclusi nella città e di far entrare la città nel Bianchi. E così le successive edizioni del Natale al Bianchi diventano occasioni di scambio paritario ed i cittadini del quartiere e della città cominciano a capire che oltre quel muraglione di Calata Capocichino cè un mondo di vivi, di persone come loro e cominciano a non temerle più. Allo stesso modo andare per le piazze di Napoli, in gita sul mare, al Mercadante a recitare serve a chi stava dentro per imparare a non aver paura di stare fuori. Vincere le reciproche paure; smettere o, per lo meno, cercare di smettere di aver paura di una diversità da canoni di normalità che sono tutti da definire è uno degli obiettivi culturali che Fausto Rossano pone per se stesso e per lintera operazione.



                                     

1.4. Dismissione del Bianchi di Napoli Le nuove strutture territoriali

Tra le altre incombenze, occorre reperire ed adeguare le strutture sul territorio che possano accogliere i tanti che, dopo decenni di reclusione al Bianchi o al Frullone, si ritrovano soli, senza una famiglia che possa accoglierli, portatori di bisogni di varia natura, raramente precipuamente psichiatrici e molto più spesso semplicemente geriatrici. Si tratta di solito di strutture abitative ad un piano; ed allora si pone il problema della sicurezza ma come pensare di mettere delle grate alle finestre di ambienti destinati ad accogliere persone che per una vita intera sono stati dietro grate? Si tratta di dipingere le pareti ma certo non di bianco per persone che per una vita hanno vissuto nella privazione del colore per le pareti che le hanno ospitate al punto da mettersi esse stesse a decorarle con scritte e disegni. Ed allora lidea di far andare gli ospiti a visitare le strutture prima che siano terminate, per far vedere loro che si sta preparando una nuova casa, per chiedere le loro preferenze, come si farebbe tra persone normali che scelgono i colori delle pareti di casa.

                                     

1.5. Dismissione del Bianchi di Napoli La documentazione archivistica ed il recupero della biblioteca storica

Il faticoso processo della dismissione, studiabile nei dettagli a partire dai documenti dellarchivio trova significato e riconosce la sua radice profonda in un paio di espressioni ripetute ossessivamente da Fausto Rossano: persone e i nostri: per lui i pazienti, ricoverati, o come altrimenti li si voglia chiamare, sono suoi, sono sua responsabilità, come i figli, ma, come questi, sono persone, altro da sé, da rispettare in tutto, dai gusti alle paure. Nellambito del processo di dismissione, Fausto Rossano si rende conto del rischio che possa essere perduta la memoria di quanto il manicomio ha rappresento per lassistenza psichiatrica e per lintera società nel caso in cui, chiusa la struttura, con essa andassero perduti anche la biblioteca e larchivio, per cui attiva immediatamente una campagna di sensibilizzazione che conduce allincontro di professionalità diverse attorno al progetto di recupero del patrimonio culturale del Bianchi, che, nel volgere di una decina di anni di intenso lavoro svolto con la costante supervisione della Soprintendenza archivistica campana, porta al recupero materiale ed alla bonifica dei volumi della biblioteca storica con la loro catalogazione informatica e del materiale darchivio con la completa inventariazione e linizio della schedatura informatica dei fascicoli personali dei ricoverati.

                                     

1.6. Dismissione del Bianchi di Napoli Il Dipartimento di salute mentale

Dal 1998, con il processo della dismissione ancora non terminato, Fausto Rossano viene chiamato ad assumere anche la direzione di una Struttura complessa sul territorio e, dallanno successivo, anche la direzione dellintero Dipartimento di Salute mentale dellASL NA1, incarico che mantiene per quasi dodici anni. Anni in cui, ritenendo di imprescindibile centralità limpegno del settore pubblico nellassistenza psichiatrica, tenta di arricchire lofferta della salute mentale di servizi nuovi, che amplino gli spazi di libertà reciproci dei cittadini/utenti e degli operatori, svincolandoli, per quanto possibile, ad esempio, dai legami con i farmaci al fine di evitare che, smesse le camicie di forza dei manicomi, queste vengano sostituite con gabbie farmacologiche; o, ancora ad esempio, dalla pervasiva influenza dei modelli psicofisici proposti ed imposti come vincenti e causa, in fondo, di insoddisfazione e di diffuso senso di inadeguatezza.