ⓘ Gaetano Bresci è stato un anarchico italiano, esecutore dellomicidio del re dItalia Umberto I. Il monarca era già scampato a due attentati, eseguiti dagli anarc ..

                                     

ⓘ Gaetano Bresci

Gaetano Bresci è stato un anarchico italiano, esecutore dellomicidio del re dItalia Umberto I. Il monarca era già scampato a due attentati, eseguiti dagli anarchici Giovanni Passannante e Pietro Acciarito.

                                     

1.1. Biografia Prima del regicidio

Gaetano Bresci nacque a Coiano, frazione di Prato, il 10 novembre del 1869, figlio dei contadini Gaspare Bresci talvolta scritto "Gasparo" o "Gaspero" e Maddalena Godi, morti rispettivamente nel 1895 e nel 1889. La sua era una famiglia semplice ma non indigente; nel 1900 suo fratello Angiolo era tenente del Regio Esercito presso il corpo degli artiglieri di Caserta, mentre una sorella aveva sposato un affermato ebanista di Castel San Pietro Terme. Cominciò a lavorare in età adolescenziale in unazienda di filatura e prese contatti con il mondo politico. Alletà di 15 anni, già operaio qualificato, entrò a far parte di un circolo anarchico di Prato. Nel 1892 fu condannato a 15 giorni di carcere per oltraggio e rifiuto di obbedienza alla forza pubblica per aver insultato delle guardie che stavano per multare un fornaio colpevole di aver tenuto aperta la bottega oltre lorario. Fu schedato come "anarchico pericoloso" e relegato nel 1895 ai sensi delle leggi speciali di Crispi a Lampedusa.

Ricevuta lamnistia sul finire del 1896, Bresci si trasferì a Ponte allAnia, dove trovò lavoro come operaio in uno stabilimento laniero. Nellanno successivo ebbe un figlio da una certa Maria, probabilmente una collega, al quale Bresci, grazie al denaro prestatogli da un fratello, pagò il baliatico. Forse per evitare i doveri della paternità o per linvito di amici che stavano partendo, decise di emigrare negli Stati Uniti, stabilendosi a Paterson New Jersey il 29 gennaio 1898, dove trovò lavoro nellindustria tessile come decoratore in seta nello stabilimento Hamil and Booth, frequentando la comunità anarchica di emigrati italiani in qualità di membro del circolo "Società per il diritto allesistenza". Bresci, tuttavia, si distingueva dall"immigrato italiano medio" in quanto parlava correntemente linglese, possedeva una macchina fotografica un piccolo lusso per lepoca e interagiva molto con la comunità statunitense, al contrario di molti immigrati italiani soprattutto i primi che arrivarono negli Stati Uniti che, per motivi diversi, spesso si auto-ghettizzavano nelle Little Italy. Bresci era considerato anche un donnaiolo, molto spigliato con le ragazze, aiutato in questo anche da una discreta cultura caratteristiche che nella terra natia gli valsero lepiteto dialettale di "paino", "elegantone". Tra i suoi amici e conoscenti di Paterson vi erano Ernestina Cravello, Mario Grisoni, Gino Magnolfi, nomi conosciuti nella comunità anarchica.

Negli Stati Uniti si legò allirlandese Sophie Knieland, dalla quale ebbe due figlie, Maddalena e Gaetanina; questultima sarà anche lei anarchica convinta, e dopo la morte del padre continuò le lotte per una vita migliore degli operai di Paterson. Durante la sua permanenza in America, Gaetano Bresci venne a conoscenza della feroce repressione nel 1894 dei Fasci Siciliani da parte di Crispi e dei moti popolari del 1898, voluta dal governo di Antonio di Rudinì. A Milano, in particolare, a seguito dellaumento del prezzo della farina e del pane il cui costo cresceva da anni, il popolo insorse e assaltò i forni del pane. In quellanno, a circa quarantanni dallannessione della Lombardia al futuro Regno dItalia, dopo la Seconda guerra dindipendenza 1859, la situazione economica era grave, tanto che in quegli stessi quarantanni erano emigrati circa 519.000 lombardi.

Gaetano Bresci intendeva vendicare leccidio di Milano, e decise dunque di ritornare in Italia con lobiettivo di uccidere re Umberto, ritenendolo responsabile massimo di quei tragici avvenimenti. Il 27 febbraio 1900 acquistò una rivoltella Harrington e Richardson a 5 colpi. Prima del ritorno in patria inviò del denaro alla donna che gli aveva dato un figlio a Prato. Il 17 maggio 1900 salpò da New York alla volta dellItalia a bordo del piroscafo Guascogne. Una volta giunto in Italia, fu solito allenarsi presso il Tiro a Segno Nazionale di Galceti Prato dove poneva, distesi al suolo, dei fiaschi per il vino, allenandosi a colpire e sfondarne il fondo, facendo passare il proiettile per il collo della bottiglia. Lasciato il borgo natio, fece una serie di tappe minuziosamente riportate negli atti ufficiali del processo. Prima andò a Castel San Pietro Terme dove viveva la sorella, poi a Bologna, indi a Piacenza, e infine a Milano. Qui prese in affitto una camera in via San Pietro allOrto n. 4. Dopo pochi giorni si recò nella vicina Monza, prendendo in affitto una camera in via Cairoli, vicino alla stazione ferroviaria. Nella città brianzola riuscì a spiare per giorni i movimenti le abitudini del sovrano, il quale - dal 21 luglio - si trovava in villeggiatura estiva nella poco distante Villa Reale di Monza.

                                     

1.2. Biografia Il regicidio e la condanna

La sera di domenica 29 luglio 1900, poco dopo le 22, a Monza, Bresci uccise il re dItalia Umberto di Savoia, sparandogli contro tre o quattro colpi di rivoltella, colpendolo alla spalla, al polmone e al cuore. Pochi secondi dopo il re perse conoscenza e morì. Il sovrano stava rientrando in carrozza nella sua residenza monzese dopo aver assistito a un saggio ginnico, cui era seguita una premiazione presso la società sportiva "Forti e Liberi". Il regicidio, immortalato in una celebre tavola del pittore Achille Beltrame per La Domenica del Corriere, avvenne sotto gli occhi della popolazione festante che salutava il monarca.

Bresci si lasciò catturare dal maresciallo dei carabinieri Andrea Braggio senza opporre resistenza, e fu lo stesso carabiniere a salvarlo, proteggendolo dal linciaggio a cui stava per essere sottoposto dalla folla inferocita. Poco dopo affermò: "Io non ho ucciso Umberto. Io ho ucciso il Re. Ho ucciso un principio". Il regicida, difeso dallavvocato Francesco Merlino dopo il rifiuto di Filippo Turati che temeva repressioni contro il PSI; durante un colloquio con Bresci in carcere, il leader socialista rifiutò lincarico con la motivazione che "non esercitava più da 10 anni la professione", fu processato per regicidio e condannato allergastolo.

La pena di morte era invece stata inflitta a Giovanni Passannante, ventidue anni prima 1878, sebbene lattentato contro il re fosse fallito. La condanna era poi stata commutata in ergastolo per la grazia concessa dal re Umberto. Allepoca del regicidio di Monza 1900 la pena di morte era già stata abolita dal Codice Zanardelli, nel 1889, tranne per alcuni reati militari. Il dispositivo della sentenza affermò di condannare ".Bresci Gaetano alla pena dellergastolo, di cui i primi sette anni in segregazione cellulare continua, allinterdizione perpetua dei pubblici uffici, allinterdetto legale, alla perdita della capacità di testare, ritenendo nullo il testamento che per avventura fosse da lui stato fatto prima della condanna".

A differenza di quanto era avvenuto per Passannante e Acciarito, anche Cesare Lombroso affermò che in Bresci non vi erano segni di patologia o tratti criminali secondo la scienza criminologica dellepoca, sostenendo che" la causa impellente sta nelle gravissime condizioni politiche del nostro paese”.

Gaetano Bresci fu recluso dapprima nel carcere di San Vittore, a Milano, poi, subito dopo il processo, nel carcere di Forte Longone, a Porto Azzurro, sullisola dElba, in una delle venti celle che formano la sezione disolamento denominata "la Rissa", sotto una finestra della quale egli scrisse "la tomba dei vivi". Alle ore 12 del 23 gennaio 1901, dopo un trasferimento via mare sullavviso Messaggero della Regia Marina, Bresci fu rinchiuso nel suo ultimo domicilio. Per poterlo controllare a vista venne edificata per lui una speciale cella di tre metri per tre, priva di suppellettili, nel penitenziario di Santo Stefano, presso Ventotene Isole Ponziane. Il suo numero di matricola era il 515.

Bresci indossava la divisa degli ergastolani con le mostrine nere, che indicavano i colpevoli dei delitti più gravi. I piedi erano avvinti in catene, e doveva effettuare lora daria su una terrazza isolata, quando gli altri detenuti erano nelle celle, per evitare possibili comunicazioni con gli stessi che effettuavano luscita giornaliera nel cortile sottostante. Ogni giorno riceveva il vitto di spettanza: una gamella di zuppa magra e una pagnotta. Aveva facoltà di acquistare generi alimentari allo spaccio, ma si avvalse raramente di questa concessione. Delle sessanta lire depositate presso lamministrazione dellergastolo e spedite dallAmerica dalla moglie riuscì a spenderne meno di dieci. Il comportamento del detenuto fu giudicato tranquillo, normale. Bresci ricevette la visita del cappellano del carcere, don Antonio Fasulo, ma rinunziò al conforto della conversazione. Si fece dare una Bibbia, che leggeva ogni tanto, e poi, tra gli scarsi volumi della biblioteca carceraria Bibbie, una copia delle Vite dei Santi e pochi dizionari, scelse un vocabolario italiano-francese. Il testo verrà trovato aperto, nel pomeriggio del 22 maggio 1901, quando il direttore del carcere constaterà la sua morte.

Contemporaneamente, a Parigi, si ebbe notizia di rapporti fra Maria Sofia di Borbone, detta romanticamente la Regina degli Anarchici, con Errico Malatesta, rapporti probabilmente solo di conoscenza, viste le simpatie politiche dimostrate dallaristocratica nei confronti dei "sovversivi". Benedetto Croce affermò, sbagliando lanno riporta il 1904 anziché il 1901 che lex regina volesse organizzare con Malatesta levasione di Gaetano Bresci, circostanza però smentita dal pensatore anarchico. Frattanto, nel Governo, si temeva unazione degli anarchici per liberarlo, mentre lavvocato Merlino preparava le carte per una revisione del processo, al fine di ottenere una riduzione della pena, nonché il trasferimento in un carcere meno duro, approfittando della presenza di un governo più tollerante, quello di Giuseppe Zanardelli Merlino aveva già tentato di ottenere una pena bassa al processo, giustificando il gesto di Bresci come "violenza privata contro la violenza dello Stato".

                                     

1.3. Biografia La morte

Il 22 maggio 1901 lufficio matricola della Regia Casa di Pena di Santo Stefano registrò la morte del detenuto "Gaetano Bresci fu Gaspero, condannato allergastolo per luccisione a Monza del re dItalia". Alle ore 14:55 il secondino Barbieri, che aveva lincarico di sorvegliare a vista lergastolano, ma che si era allontanato per alcuni minuti, scoprì il corpo di Bresci, ormai cadavere, penzolare dallinferriata alla quale il recluso si era appeso per il collo mediante lasciugamano in dotazione o, secondo altri, un lenzuolo. Accorsero sia il direttore del carcere, cavalier Cecinelli, sia il medico, ma soltanto per constatare il decesso. Bresci non aveva dato segni di depressione, né di volontà suicide, nei giorni precedenti. Le circostanze della sua morte destarono subito perplessità. Voci circolate da cella a cella, e presto uscite dal penitenziario, avvalorano unipotesi alternativa.

Tre guardie avrebbero fatto irruzione nella cella, avrebbero immobilizzato Bresci buttandogli addosso una coperta, e poi lo avrebbero massacrato a pugni. Nel gergo carcerario questo trattamento è chiamato "fare il SantAntonio o santantonio", con lo scopo di punire i riottosi. La pratica spesso si rivelava mortale. Sandro Pertini, per esempio detenuto al carcere di Santo Stefano durante il ventennio fascista, sostenne, nellaula dellAssemblea Costituente nel 1947, che Bresci era stato ucciso in questo modo. Un "delitto contro lo Stato" sarebbe stato dunque punito con un "delitto di Stato". Secondo i medici che effettuarono lautopsia, il corpo era in stato di decomposizione, e perciò appare difficile che fosse morto da sole 48 ore. Vi sono incertezze anche sul luogo di sepoltura: secondo alcune fonti, Bresci fu seppellito assieme ai suoi effetti personali nel cimitero di Santo Stefano; a tal proposito, si veda la testimonianza di Luigi Veronelli, che disegnò una mappa, basandosi su alcune indicazioni presenti sulle tombe. Secondo altre ipotesi, viceversa, il suo corpo fu invece gettato in mare.

Molte tombe del cimitero del carcere usato come confino durante il fascismo sono senza nome, anche se in seguito furono apposte nuove targhette, sempre seguendo la mappa di Veronelli. Una delle croci di legno è stata identificata come la tomba di Bresci. Le sole cose certe rimaste di lui furono il cappello da ergastolano ma distrutto durante una rivolta di carcerati nel dopoguerra, la rivoltella con cui compì il regicidio, la macchina fotografica con i reagenti per sviluppare le foto, e due valigie di effetti personali sequestrategli nella camera in affitto a Milano; questi reperti sono conservati nel Museo Criminologico di Roma.

Alcuni misteri circondano ancora la figura dell "anarchico venuto dallAmerica", come la fantasia popolare lo aveva battezzato, e riguardano prevalentemente documenti spariti: non è mai stata trovata la pagina 515 che descriveva il suo "status" di ergastolano nonché le circostanze della morte; nessuna informazione su di lui è disponibile allArchivio di Stato di Roma; non è mai stato ritrovato – come testimonia unapprofondita biografia di Arrigo Petacco – il dossier che Giovanni Giolitti scrisse sulla vicenda Bresci.

Qualche anno dopo la morte del regicida, Ezio Riboldi, primo sindaco socialista di Monza, fece visitare la Cappella Espiatoria di Monza memoriale edificato nel 1910 su disposizione di Vittorio Emanuele III in memoria del padre ad un giovane collega di partito, lallora giovane esponente del sindacalismo rivoluzionario Benito Mussolini, il quale con un sasso appuntito incise sulla cancellata la scritta: "Monumento a Bresci".



                                     

2. Reazioni

Come già accaduto ai suoi predecessori Passannante e Acciarito, tutti gli amici più stretti e i parenti di Bresci furono arrestati nel tentativo di dimostrare che il regicida non aveva agito individualmente, ma aveva preso parte a un vastissimo complotto anarchico internazionale. Anche la polizia di Paterson fu mobilitata per dimostrare tale complotto, ma non trovò assolutamente niente; solo testimonianze che indicavano il contrario. Il quotidiano socialista Avanti!, divenuto capro espiatorio benché non fosse affatto vicino agli anarchici, subì unaggressione da parte dei conservatori, in seguito alla quale furono arrestati alcuni lavoratori del giornale, ma non gli aggressori. Uno dei fratelli di Bresci dovette cambiare il cognome. Laltro fratello venne arrestato molte volte, e perseguitato fino al suicidio. La moglie in America cambiò il cognome delle due figlie e vi furono ripetuti arresti, per anni, tra parenti, conoscenti, ex colleghi ed ex vicini di casa. Un canonico pratese imbrattò latto di battesimo di Bresci con frasi ingiuriose. Per decenni nessun esponente della famiglia reale andò a Prato. Nel 1934, a 34 anni dallattentato, Vittorio Emanuele III, di passaggio a Prato, presiedette allinaugurazione del monumento ai caduti in piazza delle Carceri, ma non volle visitare la città.

Molti anarchici furono arrestati in tutta Italia, colpevoli di apologia di regicidio; tra coloro che celebrarono il regicidio vi furono un prete e un farmacista savonese, immediatamente arrestati. A Bresci, infatti, erano stati dedicati feste e brindisi, tanto in Italia quanto a Paterson. La maggioranza degli anarchici, anche coloro che erano solitamente contrari alla violenza, plaudì allazione di Bresci.

Lev Tolstoj, anarchico cristiano ma fermo assertore della nonviolenza, non approvò il gesto in sé, ma ne comprese le motivazioni profonde:

Il regicidio pose comunque fine a un periodo di pesanti repressioni e agitazioni popolari; infatti il nuovo re chiamerà al governo esponenti liberali come Zanardelli e Giolitti, rompendo la tradizione dei governi autoritari inaugurati con Crispi nel 1887.

                                     

3. Commemorazioni

Negli ambienti anarchici, in quelli fortemente repubblicani e di sinistra radicale, Bresci non è ritenuto un criminale ma una figura di rilievo, al punto da ricevere anche numerosi elogi e commemorazioni:

  • La città di Prato ha dedicato, nel 1976, una strada al concittadino anarchico. Si trova vicino a piazza del Mercato Nuovo.
  • Nella città di Carrara è stato dedicato a Bresci un monumento, nellarea antistante il cimitero in Loc. Turigliano, in marmo di Carrara, opera dello scultore milanese Carlo Sergio Signori.
  • Due delle maggiori associazioni dedicate alla memoria della Resistenza italiana contro il nazifascismo, lANPI e la FIAP, sezioni di Carrara, hanno deposto fiori e una corona dalloro presso il suddetto monumento a Bresci, durante una manifestazione pubblica il 2 novembre 2013, poiché, secondo le associazioni, Bresci "sacrificò la sua vita per quegli stessi ideali anarchici e di liberazione" che animavano gran parte della "Carrara antifascista e partigiana".
  • Zerocalcare ha dedicato a Bresci il racconto "Autocensure", scritto per il festival letterario Gita al Faro e pubblicato nel volume La scuola di pizze in faccia del professor Calcare.
  • Umberto Eco, nello scritto intitolato "Elogio a Franti" raccolto nel Diario Minimo del medesimo, suggerisce ironicamente che il detto personaggio, tratto dal libro Cuore di Edmondo De Amicis in cui riveste un ruolo di birbante e cinico, possa essere riletto come emblema di opposizione sociale, tanto da ridere riguardo lanniversario dei funerali del re Vittorio Emanuele II. Divenuto adulto, avrebbe persino assunto il nome darte di Gaetano Bresci.
  • A pochi anni dal regicidio, il letterato Mario Rapisardi scrisse nel VI epigramma delle sue Frecciate: "Stavo per dimandar: Ma chi lha fatto / Povero Umberto, questo tuo ritratto? / Quando il mio curioso occhio distinse / Questa scritta dappiù: Bresci dipinse".
                                     

3.1. Commemorazioni Canzoni su Bresci o che lo ricordano

  • Marco Valdo M.I., Gaetano, gracié and pendu
  • Del Sangre, Gaetano Bresci, contenuta nellalbum Il ritorno dellindiano 2016
  • Assalti Frontali, Banditi nella sala
  • Viene citato in una strofa alternativa di Addio a Lugano
  • DDT, La Savoiarda, contenuta nellalbum Skaglia!
  • Monkeys Factory, 29 luglio 1900 Gaetano Bresci
  • Inno individualista, canto popolare anarchico
  • Daniele Sepe, Perché i vivi non ricordano
  • Lhanno ammazzato Umberto Primo, anonimo, sullaria e la metrica degli Stornelli desilio di Gori; anonimo
  • Bresci è citato nella sigla del programma tv Striscia la notizia della stagione 2006-07
  • Ascanio Celestini, La casa del ladro a Gaetano Bresci ; canzone trasmessa nel programma Parla con me di Serena Dandini l8 febbraio 2007. Vi si parla di un assassino che entra "come un ladro nella casa del ladro" - cioè del padrone – per ucciderlo. Il testo non parla di Bresci, ma è stato a lui dedicato dallautore. Questo pezzo musicale è stato riproposto durante il Concerto del Primo Maggio in piazza San Giovanni Laterano a Roma.
  • Viene citato nella canzone Romantico = A Strappo de LOfficina della Camomilla
  • Viva il nostro Bresci, anonimo
  • The Gang, Bandito senza tempo, contenuta nellalbum Le radici le ali, cita anche Bresci
  • Quelli di Anarres, "Il tessitore damerino", contenuta nellalbum "La donna, la taverna, il dado"
  • Alla stazion di Monza, anonimo riportante anche versi di Mario Rapisardi e di Jean Meslier


                                     

3.2. Commemorazioni Filmografia

  • Colpo al cuore. Morte non accidentale di un monarca 2010, documentario del collettivo Teleimmagini
  • In Paterson, film del 2016 diretto da Jim Jarmusch, è ricordato il periodo di permanenza di Bresci nella città di Paterson

Dizionario

Traduzione
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