ⓘ Silvio Gambini si diplomò Perito Agrimensore a Teramo, città nella quale nacque nel 1877. Giunto poco dopo a Busto Arsizio, lavorò presso lo studio delling. Erc ..

                                     

ⓘ Silvio Gambini

Silvio Gambini si diplomò Perito Agrimensore a Teramo, città nella quale nacque nel 1877. Giunto poco dopo a Busto Arsizio, lavorò presso lo studio delling. Ercole Seves e per lUfficio Tecnico Comunale. Nel 1901, passò nello studio delling. Guglielmo Guazzoni, di cui fu, fino al 1915, collaboratore e progettista, con libertà di poter eseguire in proprio alcuni lavori. Particolarmente attento alla ricerca architettonica doltralpe, Gambini collaborò a varie riviste oltre a frequentare lo studio di Giuseppe Sommaruga a Milano.

Queste frequentazioni furono determinanti nella scelta di Gambini di riconoscersi ed esprimersi nello stile Liberty. In una città in pieno sviluppo industriale quale la Busto Arsizio dellinizio del XX secolo la nuova classe imprenditoriale, seppure piuttosto chiusa alle novità, rappresentò una discreta committenza per Gambini, che si dedicò alla realizzazione di ville patronali, di case condominiali ed edifici produttivi.

                                     

1. Opere

In quegli anni di fervida progettazione, larchitetto bustese realizzò tra laltro la Casa Rena e l’ Albergo Tre Re oggi scomparse per inopportune demolizioni, la palazzina Castiglioni in piazza Garibaldi, lo stabile Colombo in via Manara, la villa Leone in Corso XX Settembre, la Tintoria Emilio Garavaglia e i Molini Marzoli Massari.

Queste realizzazioni sono tra le migliori della stagione del Liberty bustese. In esse Silvio Gambini profuse sia attenzione alle esperienze dei grandi maestri della Secessione viennese, sia volontà di riscattare dallanonimato il volto di una città, legata sino ad allora solo alla produzione, proprio attraverso una rilettura artistica del" luogo di lavoro”.

È del periodo 1909-1913 lopera più significativa dellattività di Gambini, la Villa Angeletti detta La Palancola in via Boccaccio n. 70 a Firenze, demolita negli anni 50.

Fu anche un maestro del ferro battuto, in quanto vinse numerosi premi ad altrettanti concorsi inerenti, appunto, la progettazione di elementi in ferro battuto. In alcuni edifici da lui progettati, le decorazioni in ferro sono di sua lavorazione.

Infine, fu autore del volume Ferri moderni, pubblicato a Milano da Leonardo Preiss e contenente 35 tavole con idee e schizzi.