ⓘ Montello, colle. Il Montello è un modesto rilievo montuoso della provincia di Treviso, che si estende dallabitato di Nervesa della Battaglia fino a Montebelluna ..

                                     

ⓘ Montello (colle)

Il Montello è un modesto rilievo montuoso della provincia di Treviso, che si estende dallabitato di Nervesa della Battaglia fino a Montebelluna e Crocetta del Montello. Ai piedi delle pendici meridionali si estendono i comuni di Giavera del Montello e Volpago del Montello, mentre il versante settentrionale è lambito dal Piave.

                                     

1. Geologia

Rilievo molto peculiare dal punto di vista geologico. Lo stesso nome indica che non si tratta di una vera e propria collina non è articolato in più dorsali ed è sostanzialmente compatto e massiccio, ma laltezza modesta non lo rende neppure una vera e propria montagna.

La sua origine è legata al processo di orogenesi delle Alpi: questi monti si sono formati e continuano a crescere a causa dello scontro fra il continente europeo ed africano e il Montello è in pratica un fenomeno periferico legato a ciò. Tuttavia, la crescita del rilievo è stata ostacolata dal corso del Piave che lo ha "levigato" assieme al contributo degli agenti atmosferici.

Il tutto è alla base dei fenomeni carsici che interessano la zona, come doline e grotte. Da ricordare che le riserve idriche della collina scorrono in anfratti sotterranei: praticamente non sono presenti ruscelli o altri corsi dacqua superficiali. Le acque fuoriescono da alcune importanti e suggestive sorgenti, come il Forame nella scarpata meridionale.

Il punto di massima altitudine è in località Colesel Val dellAcqua 371 m.

                                     

2.1. Ambiente Flora

La superficie della collina, oggi completamente parcellizzata in lotti di proprietà privata, è per gran parte coperta da selve. Quello che era un tempo uno dei boschi di roveri che la Serenissima sfruttava per lArsenale e per questo gelosamente custodito e tutelato ha subito negli ultimi duecento anni non solo una notevole riduzione in termini di superficie, ma anche una trasformazione dal punto di vista costitutivo.

La selva ha sicuramente subito le oscillazioni climatiche del passato: lalternarsi di glaciazioni a periodi più miti ha in questo senso modificato la composizione del bosco, ma si ritiene che attorno ai 3-4mila anni fa essa si sia stabilizzata in una querceta igrofilo-mesofila. Le successive modificazioni dipesero esclusivamente dalla presenza delluomo. Si ipotizza che i primi interventi risalgano al Neolitico, ma sicuramente non furono mai molto incisivi e si limitarono ai margini del bosco. Sicuramente più importanti in epoca romana e volgare, è solo durante il dominio della Serenissima fine XIV secolo - 1797 che inizia un sistematico sfruttamento silvicolo della località, preferita ad altre zone Cansiglio, Cadore vista la vicinanza al Piave, via di comunicazione diretta verso la Laguna. La Repubblica era così gelosa di questa risorsa che fece confiscare e recintare lintera collina ed emanò una serie di leggi e decreti volti alla sua tutela, talvolta così radicali da prevedere la pena di morte. Ma lo sfruttamento era ben controllato e specializzato, in armonia con i principi ecologici e incredibilmente attuale. La vegetazione rimaneva quella originale: si trattava di un querceto quasi puro, costituito per lo più da roveri e farnie.

La caduta di Venezia mise lequilibrio del bosco in grave difficoltà. Privi della secolare protezione, gli alberi furono tagliati indiscriminatamente e solo a partire dal 1811 furono emanate alcune leggi nel tentativo di assicurare un minimo di salvaguardia. Il bosco ebbe così tregua sino allUnità dItalia, allorché riprese labbattimento. Gravissimi furono gli effetti della legge Bertolini del 1892, secondo la quale le aree silvicole dovevano essere assegnate a famiglie indigenti o vendute a privati, in modo da aumentare gli appezzamenti agricoli furono addirittura fondati tre centri abitati: Santa Croce, Santi Angeli e Santa Maria della Vittoria. Durante la Grande Guerra, poi, il Montello si trovò proprio in corrispondenza del fronte del Piave e, per motivi strategici, altre superfici furono disboscate.

Della vegetazione originale del Montello resta ben poco, ma molte informazioni ci sono pervenute dai vari erbari che i botanici compilarono tra il Sette e lOttocento; molto importante è comunque la presenza di alcuni "relitti vegetazionali".

Attualmente la specie predominante è la robinia, una pianta infestante di origine americana che ha occupato la nicchia lasciata dalle piante autoctone. La popolazione di robinie è ancora in fase di crescita, dal momento che i potenziali competitori sono stati eliminati o ridotti dalluomo; tuttavia si prevede che, a lungo andare, entrerà in equilibrio con le altre specie.

Tra le specie introdotte ma non infestanti sono da citare gli alberi piantumati nel secondo dopoguerra betulle, conifere e una faggeta, ritenuta non originale viste le scarse altitudini. A questi si aggiungono i castagni, importati per il legname e i frutti.

Dei relitti sopracitati, sono da ricordare un bosco di rovere, che conserva anche un peculiare sottobosco, e, sul versante nord, qualche farnia, mista a carpino nero e carpino bianco. Sui suoli calcarei e ben esposti cresce ancora qualche roverella.

Alla flora arborea è associata una grande varietà di specie vegetali cosiddette "minori", ma non per questo meno importanti. La pervinca è abbondante nelle zone mediamente soleggiate, mentre delle zone ombrose sono tipici i ciclamini, la cui diffusione è condizionata dallhumus offerto dal sottobosco. Nelle aree incolte umide al limitare del bosco sono diffuse quelle che in dialetto locale sono dette ortrighe mate Lamium album e Lamium purpureum. Nei luoghi soleggiati si possono trovare le viole Viola odorata e Viola riviniana. Allinterno del bosco frequenti sono i rampicanti come la vitalba, laquilegia, lanemone e lelleboro. Fondamentali le varie orchidee, ritenute degli autentici "metri ecologici" in grado di indicare la stabilità degli ecosistemi, occupando un po tutti gli ambienti

Il carsismo, rappresentato in superficie dalla presenza di doline, provoca interessanti fenomeni di inversione della vegetazione e di modificazione dei cicli vitali delle specie muschi compresi, indipendentemente dallesposizione dei versanti; e la cosa si fa ancora più notevole in quelle doline "vitali", dove cioè permane un flusso di aria in entrata e in uscita e si consta una certa regolazione della temperatura. Cosa che, ovviamente, va ad influire sullintero sistema ecologico condizionando specie di varia origine.

                                     

2.2. Ambiente Fauna

Il Montello è senza dubbio una delle aree naturali più importanti del Veneto e per questo motivo ospita una ricca biodiversità.

La sua posizione, al confine tra larea prealpina e la pianura, e la vicinanza del Piave favoriscono la presenza di uccelli migratori, soprattutto tra la primavera e lautunno. Numerosissime le varietà di passeriformi, fringillidi, turdidi e rapaci, spesso rappresentanti specie assai rare. Da ricordare soprattutto gli avvistamenti di aquile reali Aquila chrysaetos e gufi reali Bubo bubo, tipici delle Alpi ma che evidentemente hanno scelto il Montello per svernare. I fenomeni carsici hanno favorito in passato la presenza di pipistrelli, soprattutto il rinolofo maggiore Rhinolophus ferrumequinum. La loro popolazione è oggi assai diminuita, viste le varie forme di inquinamento provocate dalluomo in particolare luso di pesticidi ne ha limitato le fonti di cibo. Gli altri mammiferi sono rappresentati da roditori - scoiattolo Sciurus vulgaris, ghiro Myoxus glis, moscardino Muscardinus avellanarius ecc e carnivori - volpe Vulpes vulpes, donnola Mustela nivalis, faina Martes foina, tasso meles ecc. Ultimamente luomo vi ha introdotto il daino Dama dama, mentre il capriolo capreolus è arrivato spontaneamente dallarea collinare settentrionale. Sporadica la presenza del cervo Cervus elaphus e del cinghiale Sus scrofa. Notevole pure la presenza dei rettili. Tra questi, il colubro di Esculapio Elaphe longissima, che sembra essere tuttavia minacciato.



                                     

3. Strade del Montello: le prese

La dorsale del Montello è percorsa per tutta la sua lunghezza dalla SP 144, che va dunque da Montebelluna a Nervesa della Battaglia. Essa è però intersecata quasi perpendicolarmente da 21 strade di presa, le stradine che si inerpicano lungo un fianco della collina e ridiscendono dal lato opposto. Le strade di presa non sono da confondersi con le prese vere e proprie; queste ultime sono piuttosto le fasce di territorio comprese fra una strada e laltra. Questo assetto è il risultato del controllo forestale impostato da Venezia sin dal XV secolo il nome deriva da: prendere il legname" e dei vari lavori di manutenzione e lottizzazione che si sono succeduti sino alla fine dellOttocento. Le strade di presa vengono indicate tramite un numero e un nome, che per lo più ricorda i caduti della Grande Guerra; piacevoli da percorrere, perché poco trafficate e talvolta sterrate, sono per questo frequentate da escursionisti e ciclisti; eccone lelenco:

                                     

4. Storia e luoghi di interesse

Come già detto, le selve del Montello furono intensamente protette e sfruttate dalla Repubblica di Venezia per rifornire lArsenale e per costruire le palafitte su cui si fonda lintera città. Attualmente, buona parte del Montello è ancora ricoperta dai boschi, interrotti da pascoli, vigneti e villette private la collina è anche unapprezzata località di villeggiatura, inoltre vi vivono stabilmente alcune centinaia di persone.

Dopo la rotta di Caporetto, il Montello fu colpito dai duri combattimenti della prima guerra mondiale, in quanto si trovava al centro del fronte del Piave. Fu il principale obiettivo delloffensiva austriaca del 15 giugno 1918; lVIII armata italiana comandata dal generale Giuseppe Pennella riuscì, però, a contenere lo sfondamento e poi a respingere il nemico oltre il Piave. Testimonianza di ciò sono i vari monumenti militari, i toponimi e soprattutto il Sacrario del Montello, nelle cui vicinanze precipitò laereo di Francesco Baracca.

Il bosco del Montello, per lisolamento e la quiete, fu scelto in passato come luogo di ritiro spirituale. È il caso della certosa e dellabbazia di SantEustachio.

                                     

4.1. Storia e luoghi di interesse Certosa di San Girolamo

Si trattava inizialmente di un modestissimo eremo ricavato dalla grotta carsica detta di San Girolamo presso la Valle delle Tre Fonti, nel luogo dove, appunto, sgorgavano tre sorgenti ve ne è ancora una. Nella cavità avrebbe vissuto, attorno al XIV sec., leremita Giovanni di Fassa che la adattò alle proprie esigenze, scavandovi ad esempio le nicchie tuttora visibili. Pochi anni dopo, grazie alle donazioni dei Collalto e di nobili e istituzioni veneziane, vi fu costruito un monastero vero e proprio che prosperò sino alle soppressioni napoleoniche. Di esso, usato come cava da cui attingere materiale di riciclo, non resta quasi più nulla. Nel 1863 anche il cimitero fu smantellato e i resti dei frati furono trasferiti nella parrocchia di Giavera del Montello



                                     

4.2. Storia e luoghi di interesse Abbazia di SantEustachio

Era questo un importante complesso benedettino, reso potente ancora dalle donazioni dei Collalto e meta di pellegrinaggi e ritiri di uomini illustri: il più noto fu Giovanni Della Casa, autore del celebre Galateo. Le sue ricchezze le attirarono però più volte di saccheggi e distruzioni. Nel Cinquecento, durante la lotta tra Chiesa e istituzioni politiche, il monastero fu ridotto a prepositura il preposito manteneva ancora il titolo di abate. Sopravvissuta alle politiche napoleoniche, SantEustachio attraversò in seguito un grave periodo di crisi che culminò con la soppressione 1865. Ledificio, nel quale si continuò a celebrare qualche messa per la popolazione locale, durante la Grande Guerra venne quasi raso al suolo dai colpi dellartiglieria. I ruderi, che compongono un suggestivo insieme, sono stati di recente restaurati e possono essere raggiunti tramite un facile sentiero che si arrampica dalla chiesa parrocchiale di Nervesa della Battaglia.