ⓘ Chiesa di San Michele, Cagliari. Il complesso monumentale di San Michele è composto dalla chiesa monumentale barocca e dallex residenza, un tempo noviziato gesu ..

                                     

ⓘ Chiesa di San Michele (Cagliari)

Il complesso monumentale di San Michele è composto dalla chiesa monumentale barocca e dallex residenza, un tempo noviziato gesuitico nella città di Cagliari; tra la via Azuni e la via Ospedale, ed è officiata dai padri gesuiti. Ledificio sacro, per le sue linee architettoniche, per lapparato decorativo e per le opere scultoree e pittoriche che custodisce, rappresenta la principale testimonianza di arte barocca e rococò in Sardegna. Annesso alla chiesa sorgeva lex Casa del noviziato dei gesuiti, dal 1848 Ospedale Militare, oggi Dipartimento Militare di Medicina Legale.

                                     

1.1. Storia Larrivo dei gesuiti a Cagliari

La Compagnia di Gesù, presente in Sardegna dal 1559 a Sassari, costituì la prima comunità a Cagliari nel 1564; in questanno i gesuiti fondarono il loro primo collegio cittadino presso lattuale chiesa di Santa Croce, in Castello. Risale invece al 1584 la fondazione della Casa del Noviziato, nel quartiere Stampace, per decisione del Preposito Generale Claudio Acquaviva, questi trasferì il noviziato da Busachi a Cagliari fu eretto con bolla del pontefice Gregorio XIII, nella via" de monti ” attuale via Ospedale a ridosso dellantica chiesa dei santi Michele ed Egidio, praticamente a fianco della Torre dello Sperone edificata nel 1293 sul luogo dove sorgeva un antico oratorio dedicato a SantEgidio e a San Michele Arcangelo. La prima attestazione di un culto dedicato agli angeli in questo luogo risale alla metà del IX secolo; come è attestato da una lettera di papa Leone IV dell854, in cui si ingiungeva al vescovo di Cagliari, Giovanni, di riconsacrare laltare della chiesa dedicata ai santi angeli, a suo tempo consacrato dal vescovo eretico in quanto ariano Arsenio.

                                     

1.2. Storia Cronologia dei lavori di costruzione del complesso di San Michele

Poiché la prima costruzione del noviziato manifestò subito linsufficienza dei locali, questa angustia fu risolta grazie al lascito del vescovo di Ampurias e Civita, monsignor Giovanni Sanna † 1607, da considerarsi quale fondatore del noviziato, tantè che il suo stemma lo si trova alla destra della facciata. Successivamente, la chiesa del noviziato poté essere edificata nel XVII secolo, grazie al lascito testamentario dellavvocato Francesco Angelo Dessì, un magistrato della Real Udienza. Questa eredità permise la ristrutturazione di tutto il complesso, e la costruzione della nuova chiesa di San Michele. I lavori iniziarono dopo la morte del benefattore, avvenuta nel 1674, e previdero, dapprima, lampliamento del noviziato di ulteriori 24 camere. Terminati questi lavori tra il 1677 ed il 1680 fu costruita la cappella interna del noviziato di cui non è stata mantenuta la configurazione originaria, presumibilmente essa va individuata nei vani a sinistra adiacenti lingresso dellospedale militare. I lavori di costruzione della nuova chiesa progettata secondo i parametri architettonici gesuitici vanno collocati tra il 1687 ed il 1697, data dellinaugurazione ufficiale. Nei primi anni del nuovo secolo continuarono i lavori nella facciata prospiciente lattuale via Azuni, che risulta terminata nel 1705. Al 1707 va datata la collocazione dell’altare del presbiterio e la collocazione della statua di san Michele. Infine, lultima costruzione riguarda la ristrutturazione della sacrestia, da attribuire al milanese Giovanni Battista Corbellini, in questo caso i lavori vanno situati tra il 1710 ed il questi anni la sacrestia venne arricchita dalle imponenti tele dellAltomonte e del Colombino. Maestri marmorari vi realizzarono il prezioso pavimento intarsiato, oltre alla balaustra del presbiterio ed al monumento funebre del Dessì 1712. Mentre la realizzazione dei mobili della sacrestia va collocata tra il 1717 ed il 1720 ad opera di un artista maiorchino Magin Segura. Ultimo fu lallestimento delle cappelle laterali ad opera del genovese Pietro Pozzo attorno al 1740. La nuova chiesa, già officiata dal 1697, venne consacrata nel 1738, da monsignor Carcassona, vescovo di Usellus-Terralba, come riportato nella lapide a destra del portale dingresso. Circa il nome del progettista della chiesa, si confermano gli indizi che portano al lombardo Francesco Lagomaggiore, che in quegli stessi anni lavorò a Cagliari sia nella copertura della Cattedrale, sia nella costruzione della chiesa di SantAntonio Abate, in via Manno.

                                     

1.3. Storia Lospedale militare

La facciata del complesso monumentale appartiene più alla ex Casa del noviziato, che non alla chiesa stessa, edificata in epoca posteriore è lingresso dell"ospedale militare ex convento di San Michele", che vi ha sede da metà Ottocento. Questa struttura ospitò la curia della Provincia sarda della Compagnia di Gesù, sino al momento della soppressione del 1773 che contava allepoca circa 300 membri, appartenenti allAssistenza di Spagna. Dopo la soppressione momentanea della Compagnia nel 1773, tutti gli ex gesuiti sardi furono concentrati in tre residenze, ad Alghero, nella ex Casa professa di Gesù-Maria di Sassari ove seguitarono a dirigere il Seminario Canopoleno e questa di San Michele. Ristabilita la Compagnia nel 1814, i gesuiti furono nuovamente espulsi dal Regno di Sardegna nel 1848, durante i moti popolari che precedettero la Iª guerra dindipendenza, moti fomentati dallopera del Gioberti Il gesuita moderno che scatenò lantigesuitismo delle folle, in una prospettiva neoguelfista, rivelatasi poi completamente illusoria. La residenza di San Michele fu oggetto di un assalto di facinorosi che incendiò larchivio; seguì lespulsione dei gesuiti dal regno. Da questa data i locali del Noviziato, confiscati dallo Stato, ospiteranno lOspedale Militare. Al suo interno permangono ancora oggi alcune tracce del passato gesuitico, ad esempio il portale di ardesia, sovrastato dal monogramma IHS, che immette oggi in una sala a volte con mattoni a vista in cui possiamo localizzarvi il refettorio.



                                     

2.1. Architettura e opere darte Esterno

Gli elementi che caratterizzano lesterno della chiesa di san Michele sono principalmente la particolare facciata e la cupola ottagonale.

A proposito della facciata ultimata nel 1705 è bene dire che appartiene più alla ex Casa del noviziato, oggi ospedale militare, che non alla chiesa stessa. Lo stile artistico della facciata rimanda infatti ancora a modelli tardo manieristici.

Presenta una struttura a retablo, in tufo argilloso, ed è composta da tre ordini che nel loro insieme ripropongono uno schema tipico degli altari lignei seicenteschi. il primo ordine inferiore è composto da tre fornici che immettono in un portico voltato a crociera dal quale si accedeva al noviziato e alla chiesa. esso è composto da tre archi a tutto sesto che si aprono tra quattro colonne dai capitelli particolarmente lavorati, che reggono la trabeazione; al di sopra, nel livello intermedio della facciata, tripartita come sotto, si aprono tre finestre rettangolari, incorniciate da cariatidi e sovrastate da timpani spezzati, allinterno dei quali si trovano tre stemmi.

Nella parte superiore si trova unedicola classicheggiante dove, entro una nicchia, è posta la statua del patrono, larcangelo san Michele, di scuola e provenienza genovese.

                                     

2.2. Architettura e opere darte Gli stemmi della facciata

In asse son posti tre stemmi: nel centrale si ha il trigramma della Compagnia IHS, che va sciolta secondo la tradizione latina come: IESUS HOMINIS SALVATOR. Una particolarità di tutta la struttura è la ripetizione costante di questo monogramma per un totale di 78 ricorrenze.

Lo stemma sulla destra è, come già anticipato, quello di monsignor Giovanni Sanna, vescovo di Ampurias e Civita a cui si devono i lavori di ampliamento del noviziato: ritrae un cinghiale sottostante una quercia, sovrastata dal cappello vescovile lo stemma è identico a quello che sovrasta la chiesa di Santa Caterina a Sassari, da lui ugualmente beneficiata; monsignor Sanna fu esimio benefattore della Compagnia a lui si deve sia lampliamento del noviziato di San Michele, sia la costruzione della casa professa di "Gesù e Maria" a Sassari.

Lo stemma a sinistra appartiene al benefattore Francesco Angelo Dessi. Lo stemma è ripetuto sulla porta dingresso alla sacrestia, sia sopra gli arconi della cupola.

                                     

2.3. Architettura e opere darte La cupola

La cupola a padiglione poggia su un tamburo ottagonale richiamo alla teologia dellottavo giorno: la risurrezione di Cristo sul quale si aprono, alternate a ottagoni ciechi, quattro finestre. Coperta con tegole a squame, presenta paraste agli spigoli esterni ed è sormontata da un lucernario. Alla base della cupola, si trovano due campanili a vela, entrambi a due luci; di cui uno, il maggiore, quello collocato a destra della facciata, è stato recentemente restaurato.



                                     

2.4. Architettura e opere darte Latrio

Dalla scalinata dingresso sulla facciata si accede a un ampio atrio, che serve sia lospedale, il cui ingresso si trova a sinistra, sia la chiesa. Il portale si trova a destra, in cima a una scalinata marmorea, ruotato di 90 gradi rispetto alla facciata principale. Appoggiato alla parete del sagrato si trova il cosiddetto pulpito di Carlo V. Si tratta, in realtà, di un pergamo proveniente dalla chiesa dei Frati minori conventuali di San Francesco al Corso demolita nel 1871, e trasferito qua nel 1902. Il suo nome deriva dal fatto che limperatore Carlo V, nel 1535 sbarcato a Cagliari, da Barcellona, e diretto a Tunisi con una flotta di oltre 100 navi, allestita contro il pirata barbaresco Khayr al-Din Barbarossa, avrebbe ascoltato messa da questo pergamo, come riportato dalliscrizione in latino che lo circoscrive.

Liscrizione latina va sciolta in questo modo:

Anno MDXXXV XI lunii Carolo V Philipi Guarissimo) Augusto Cruce Muni/to ab Hispania Classi Ingenti Karalim Ingresso Citoque Vieta Tuteto Tunc Hoc Sculp/tum A Bartholomaei Vindoti Fratris Minori theologiaeque Probi Doctoris Cura et



                                     

3.1. Laula della chiesa La pianta

San Michele presenta sì una pianta centralizzata a pianta centrale e aula unica ma con un diverso sviluppo dello spazio. Infatti, attorno allaula centrale si aprono a corona tre cappelle comunicanti tra loro, dietro alle quali si apre la cappella presbiteriale, ovviamente sopraelevata di alcuni gradini. Questa soluzione, tipicamente barocca, ha permesso di unire croce latina e croce greca. Come in altre chiede gesuitiche sarde anche San Michele non presenta transetto, sostituito dalle due grandi cappelle intermedie.

Praticamente la pianta centrale poggia su un ottagono ampliato a croce nei lati opposti, che comporta due cappelle maggiori centrali munite di altare dedicate a santIgnazio di Loyola e a san Francesco Saverio, che si aprono direttamente sulla volta centrale della chiesa, e sei cappelline radiali tutte intercomunicanti, tre per lato, voltate a botte. Questa soluzione planimetrica permette di raggiungere lo scopo di unire la pianta centrale a quella longitudinale senza fonderle. La planimetria della chiesa evidenzia anche una chiara impostazione dottrinale: nellapertura di tre cappelle per lato vi è unallusione al mistero trinitario. Laula costituisce un tuttuno, secondo i dettami gesuitici, secondo cui niente al suo interno doveva distrarre lattenzione del fedele dal" sacro mistero” che si svolgeva sul presbiterio.

                                     

3.2. Laula della chiesa Linterno

Linterno della chiesa, a pianta ad ottagono irregolare, colpisce per la ricchezza delle decorazioni, costituite da elementi lapidei scolpiti, stucchi, affreschi, oltre ai marmi policromi che costituiscono la maggior parte degli arredi. Nellintero complesso chiesa e sacrestia vi sono presenti oltre venti dipinti attinenti alla spiritualità il Sacro Cuore, ad opera del romano Pio Bottoni ed i santi della Compagnia di Gesù, rappresentanti il fondatore, santIgnazio di Loyola, san Francesco Saverio, san Luigi Gonzaga, san Francesco Borgia, santo Stanislao Kostka, san Francesco de Geronimo, san Jean-François Régis, ed i martiri giapponesi di Nagasaki san Paolo Miki e compagni. Queste tele sono opera di diversi autori. Il principale pittore a cui i gesuiti commissionarono le tele più importanti della chiesa, fu Giacomo Altomonte o Hohenberg, la famiglia di origine austriaca si trasferì a Napoli tuttavia, egli curiosamente si firmava" romanus ”; maestro del rococò in Sardegna. Egli era il fratello di Martino Altomonte allievo del Baciccia, che fu pittore di corte dapprima presso la corte polacca e in seguito a Vienna. Invece, Domenico Colombino è solo un suo aiutante, napoletano, artisticamente inferiore al maestro.

Sulla sinistra dellaula troviamo il prezioso pulpito, decorato in marmo.

Ai lati si aprono le cappelle, otto in tutto, tra loro comunicanti in modo da formare un deambulatorio che percorre il perimetro del tempio, scandito anche da alte paraste, reggenti la trabeazione, al di sopra del quale si eleva la cupola. La cupola internamente è divisa in spicchi decorati con elementi vegetali e sinnesta sui pennacchi raccordi a vela entro cui sono raffigurati ad opera del romano Domenico Tonelli gli Evangelisti raffigurati secondo la consueta tipologia tratta da Ap 4, 7.

Nel corso del tempo le cappelle hanno subito diverse attribuzioni; attualmente vi si trovano a destra quelle dedicate al Sacro Cuore la cui tela è opera del pittore romano Pio Bottoni, a Jean-François Régis, a Francesco Saverio, e alla Vergine con bambino. Invece a sinistra troviamo: Luigi Gonzaga, Francesco Borgia, Ignazio di Loyola, e Maria bambina.

Allaltezza della volta, sopra i quattro arconi si trovano il monogramma IHS di Gesù rivolto verso il presbiterio, il monogramma di Maria sullingresso; in totale questi compare 8 volte, gli stemmi di monsignor Sanna a sinistra e del Dessi a destra.

La maggiore profondità e altezza delle cappelle mediane, così come la profondità del presbiterio, aggiungono movimento alla pianta, disegnandovi quasi una croce greca. Sono opera di Pietro Pozzo un genovese stabilitosi a Stampace tutte le cappelle della chiesa, sia le due maggiori che le sei minori oltre al pavimento dellaltare. Circa i dipinti delle cappelle coevi alla loro realizzazione a parte la tela di santIgnazio, dello Scaleta, le altre dovrebbero essere opera di Domenico Colombino.

Larredo marmoreo della chiesa fu terminato dal figlio del Pozzo, Giuseppe Ignazio, che con un altro marmoraro, il comasco Andrea Spazzi, completò nel 1752 le incorniciature marmoree degli accessi alle cappelle, al presbiterio, alla sacrestia, del portone dingresso e il pavimento della chiesa. Un altro elemento molto presente a San Michele sono le colonne tortili, in numero di ventiquattro.

Sopra la bussola dingresso, troviamo la cantoria, allestita nel 1804, delimitata da tribuna lignea e decorata con angeli che suonano strumenti musicali, vi si trova un organo a canne, la cui paternità è controversa. In un primo tempo, a motivo di una nota darchivio fu attribuito al napoletano Cimini. Tuttavia, lo strumento presenta grosse analogie con gli organi della famiglia napoletana dei Mancini, operanti nella penisola per tutto il settecento.

                                     

3.3. Laula della chiesa Il presbiterio

Laltare maggiore realizzato a Genova da Giuseppe Maria Massetti, e poi montato in loco nel 1707 dal suo discepolo Pietro Pozzo. Composto da un paliotto rivestimento della parte anteriore dellaltare marmoreo, rinserrato tra le colonne tortili che si avvitano nello spazio inducendo lo sguardo a sollevarsi verso il cielo e sopraelevato rispetto allaula, è visibile da ogni punto; la chiesa infatti non presenta strutture divisorie che possano interferire, distraendo il fedele durante il rito: tutto concorre a sollecitare il coinvolgimento devozionale del fedele.

Sopra laltare troviamo la statua lignea di San Michele misure: 190x88 cm in legno policromo dorato, di scuola napoletana. La congettura vuole che si tratti di una statua indorata dallo scultore napoletano Giuseppe De Rosa nel 1620 per la chiesa del Collegio di Cagliari.

Nel presbiterio, a pianta rettangolare, chiuso da una balaustra marmorea, si trova, alla parete sinistra il mausoleo del benefattore FrancescAngelo Dessì, ad opera del Massetti, che lo realizzò nel 1712. Dirimpetto al monumento troviamo una grande tela su olio raffigurante San Francesco De Geronimo 1642-1716, missionario gesuita pugliese, che operò prevalentemente a Napoli, lopera è stata verosimilmente realizzata in concomitanza alla sua canonizzazione 1839.

Sulla parete di fondo si eleva invece lAltare maggiore, caratterizzato da quattro colonne tortili, dalla statua lignea dellArcangelo titolare e da una sovrabbondanza di decorazioni. Ai lati dellarcangelo due statue marmoree con san Giuseppe e con santAnna. Il pavimento del presbiterio fu realizzato nel 1725 dal discepolo del Massetti, cioè Pietro Pozzo; esso è caratterizzato dalla riproduzione della stella con la rosa dei venti, con punte bicolori bianche e nere.



                                     

4. Lantisacrestia

Vi si accede dalla cappella di Maria Bambina. Appena entrati a sinistra, vi troviamo il lavabo di gusto manieristico, con i due angeli reggi-acquasantiera, il tutto sormontato dallo stemma della Compagnia. Questa sala rettangolare è impreziosita dalla presenza di 10 grandi tele di fine seicento del cagliaritano Giuseppe Deris † 1695 concernenti i misteri dolorosi e gloriosi del rosario. Il ciclo completo di 15 tele era stato commissionato nel 1679 per la cappella interna del noviziato. Le tele mancanti i misteri gaudiosi si trovano oggi presso la chiesa di Santa Maria del Monte in Castello. Nella tela della deposizione fu rinvenuta la firma dellautore e anno di conclusione del ciclo pittorico: "Originales de Jusephe Deris anno 1681".

Nel fondo di questa sala troviamo le sei statue alcune parziali, cioè con struttura" a manichino” raffiguranti i" Misteri della passione di Gesù Cristo”. La cui paternità al più importante scultore sardo del settecento, il senorbese Giuseppe Antonio Lonis 1720 - 1805, formatosi a Napoli. Le statue ancora oggi usate in processione durante la" Processione dei Misteri” del martedì santo raffigurano le scene dellEcce Homo, il Cristo che porta la croce 1799, lAddolorata 1798, la preghiera nel Getsemani, il Cristo deriso, ed il Cristo alla colonna. Il simulacro del settimo mistero è dato dal bellissimo crocifisso collocato nell’ingresso laterale della chiesa. Questi simulacri del Lonis giunsero in questa chiesa solo nel 1795, allorché la "Congregazione mariana degli Artisti, sotto linvocazione della Natività della B.V. Maria" si trasferì in questa chiesa, in seguito alle peregrinazioni a cui fu soggetta dopo la soppressione della Compagnia di Gesù.

                                     

5. La sacrestia

È un ambiente studiato in ogni sua parte, aggiornato al gusto rococò comparso nei primi anni del Settecento. Poiché essa fu costruita grazie alla donazione del Dessi il suo stemma sovrasta la porta daccesso. La sacrestia opera del lombardo Giovan Battista Corbellini, è sovrastata da una volta a botte lunettata, in cui, tra festoni e dorature, capolavoro del rococò in Sardegna, vi è rappresentato laffresco del" Trionfo del nome di Gesù ” dellAltomonte.

È evidente quanto questa scena sia in debito con laffresco del Baciccia che orna la volta della chiesa del Gesù di Roma.

Allingresso della sacrestia troviamo una preziosa porta intarsiata, ad opera del Segura, che presenta due iconografie della "fonte mistica", di Cristo e di Maria.

Le pareti della sacrestia terminano superiormente con tele lunettate tutte dipinte dallAltomonte raffiguranti scene bibliche e miracoli in cui larcangelo Michele è protagonista, esplicitate da scritte entro targhe dorate.

Nelle due pareti maggiori della sacrestia sono rappresentate entro cornici in legno di tiglio commissionate nel 1713 a Cagliari a un artista napoletano, Alessio Truisi o Troisi, otto dipinti raffiguranti storie e miracoli di santi gesuiti, ad opera sempre di Giacomo Altomonte e Domenico Colombino. sulla sinistra troviamo santo Stanislao Kostka NB: patrono dei novizi gesuiti ritratto mentre a Vienna riceve la comunione direttamente da un angelo, alla presenza di santa Barbara; poi san Luigi Gonzaga venerante la Salus populi romani, segue una tela ritraente san Francesco Borgia terzo preposito generale della Compagnia di Gesù, e infine quella di Ignazio di Loyola. sulla destra troviamo dapprima i tre martiri giapponesi, Giacomo Kisai, Giovanni Soan e Paolo Miki, martirizzati a Nagasaki nel 1597 unitamente ad un gruppo di francescani, dallimperatore Hideyoshi; speculare alsanto di Loyola troviamo san Francesco Saverio, ritratto nellepisodio leggendario del granchio che gli riporta il crocifisso cadutogli durante una tempesta nel mar delle Molucche.

Nella parete frontale, sopra lingresso, troviamo la Strage degli Innocenti la più grande tela sacra di Cagliari. La tela risulta

firmata dai due autori. Si noti la rivendicazione di originalità lasciata dai due pittori che vi si definiscono" inventores”; ovvero: ciò che è dipinto, non è tratto da altre rappresentazioni ma sono frutto della loro personale inventiva.

Larredo ligneo della sacrestia, in legno di noce intarsiato, venne completato dal catalano Magin Segura tra il 1717 ed il 1720. La paratora, mobile a due ordini che occupa tutta la parete di fondo, negli sportelli superiori reca incisi a bulino episodi della vita di santIgnazio a sinistra, mentre a destra appaiono episodi tratti dalla vita di san Francesco Saverio. Mentre al centro del mobile troviamo altre due scene incise a bulino, raffiguranti lAscensione a sinistra e lAssunzione sulla destra.

Il programma iconografico della sacrestia, dedicato alla storia della salvezza, alla glorificazione del nome di Gesù e dellOrdine gesuitico, si completa con le tele raffiguranti Adamo ed Eva dellAltomonte; i progenitori, che affiancano la statua lignea di origine ligure dell’Immacolata Concezione.



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